Digitalizzazione carente in tempi di coronavirus

Uno degli aspetti dolenti presentatisi al cospetto della P.A. in tempi di coronavirus, e’ stato quello della carenza di digitalizzazione delle infrastrutture. La circostanza che lo Stato non sia digitale ha reso molto difficile lo svolgimento dello smart working da parte dei dipendenti delle P.A. Cio’ in quanto l’accesso alla rete a banda larga non e’ sufficientemente diffuso e non c’e’ ancora un archivio digitale dello Stato. Tuttavia, poiche’ la chiusura totale delle attivita’ non era pensabile, si sono evidenziate tutte le falle della carenza di digitalizzazione nel periodo di ricorso necessitato allo smart working. Ma perche’, si ci chiede, sarebbe stato cosi’ difficile coordinare il lavoro da casa? A rispondere e’ stato il Ministro della Funzione Pubblica che ha evidenziato che vi e’ tra le pubbliche amministrazioni un’eccessiva assenza di uniformita’ nelle procedure.

Cioe’, tra le P.A. che si trovano ad interagire via web in periodo di emergenza sanitaria, si parla una lingua diversa e cio’ da’ luogo al caos. Difetta la condivisione di informazioni e talvolta, addirittura all’interno delle stesse P.A. si praticano procedure diverse. Insomma, delle circa 30 mila amministrazioni esistenti a livello statale, ciascuna opera secondo regole proprie. Di queste 30 mila P.A., 20 mila sono scuole e quindi si puo’ immaginare quali siano state sull’istruzione le conseguenze di questa carenza. A fronte della chiusura delle scuole e della protrazione ad oltranza di detta misura, si e’ evidenziata una difficolta’ nella prestazione del servizio a distanza e una grossa disorganizzazione di base. Cio’ ha fatto si’ che ciascuno procedesse un po’ come poteva, alla buona, senza regole uniformi.

Un’indagine sulla ragione di questo deficit informatico

Soltanto in tempi di coronavirus, ci si e’ resi conto che la carenza di digitalizzazione aveva un volto allarmante. Infatti, questa sarebbe la situazione a piu’ di 30 anni dall’entrata in vigore della legge sul telelavoro e lavoro agile (smart working). La ragione di questo stato di cose risiederebbe, come su indicato, nella carenza infrastrutturale, caratterizzata da un accesso alla banda larga non del tutto diffuso e dal deficit di un archivio digitale dello stato. Da qui, il grande sforzo e le forti carenze e pecche della didattica via web. Un’altra ragione sarebbe da ravvisare nel fatto che molti documenti detenuti dalle P.A. non nascono digitali ma vengono fotocopiati e poi scannerizzati.

Cio’ accade principalmente nei tribunali. Insomma, a detta dell’esperto, direttore della Scuola Nazionale di Amministrazione Digitale, il problema e’ che diversi rami dello Stato operano con procedure vecchie di 40 anni. Quindi, da un’analisi complessiva, si evince che nonostante la legge abbia previsto la semplificazione e il passaggio dall’analogico al digitale, cio’ non e’ ancora avvenuto. Si ci trova, quindi, in presenza di un sistema misto, giustificabile solo per una fase di transizione. Certo, pero’, questo stato di cose non e’ piu’ giustificabile a 30 anni dall’emanazione della legge sulla digitalizzazione!

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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