Deficit Pil: la Francia può sforare. Ecco perchè

Perchè la Francia può sforare e l’Italia no?

La domanda nasce spontanea. Il recente annuncio del presidente francese Emmanuel Macron di accettare le richieste dei gilet gialli farà alzare il livello del rapporto deficit/Pil al 3,4% per il 2019. Il tutto dopo che l’Italia rischia la procedura di infrazione per il suo 2,4%.

Le misure di Macron

Lunedì, durante il suo intervento televisivo, Macron ha annunciato dal 2019 un aumento del salario minimo e l’esenzione fiscale per gli straordinari. Non solo, ma la tanto temuta imposta che era a carico dei pensionati con redditi oltre i 2mila euro mensili è stata sospesa. Una serie di decisioni sulle quali la Commissione Europea non ha avuto (quasi) nulla da ridire se non un generico “monitoriamo la situazione”.

Partendo da questo presupposto è più che comprensibile la domanda che in molti si pongono: perchè la Francia può e noi no?

Deficit Pil: due pesi e due misure

La risposta è nei numeri. Per la precisione quelli presentati nel tempo dalle due nazioni. Ad incominciare dal debito pubblico: 130% del pil per l’Italia, 97% per la Francia. A questo si deve aggiungere anche la qualità degli impegni.

Deficit Pil: non solo “quanto”, ma anche “come”

L’Italia si era impegnata, sempre con questo governo, a ridurre il deficit, cosa che, invece, non sta facendo. Anzi, la manovra presentata va nel senso opposto. Diversa la questione per Parigi: in questo caso la conferma degli impegni c’è, ad essere contestata è l’insufficienza delle misure. Poi c’è il disavanzo. Senza misure straordinarie, quello francese è del 2,5% che diventerà 1,4% nel 2020. Misure straordinarie di cui l’Italia ha già usufruito con un’elasticità confermata anche dai vertici di Bruxelles. Ma più che il deficit complessivo le attenzioni dell’Europa si concentrano su quello strutturale. Parigi lo diminuisce meno di quanto preventivato in sede Ue, Roma arriva ad aumentarlo. Il tutto sullo sfondo di un debito pregresso che rischia, per l’Italia, di diventare insostenibile.

Il fattore Pil

Ma l’apparente disparità di trattamento nasce anche da altro. Ad esempio dal fatto che le due nazioni hanno registrato un tipo di crescita differente. Parigi, sebbene rientri nel flusso di debolezza che ha caratterizzato l’area europea, non “vanta”, a differenza di Roma, una stasi economica ventennale e una progressiva perdita di competitività. E ancora: ad essere criticata è anche, nello specifico, la tipologia di interventi presenti nella manovra economica presentata dal governo Conte. Infatti alcune misure che erano giudicate da Bruxelles utili per la crescita, sono state cancellate.

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