Dazi e clima al meeting G20 a fine mese

I leader delle 20 nazioni industrializzate (G20) si incontreranno in Argentina il 30 novembre e il 1 dicembre ma è già battaglia sulla dichiarazione finale che dovrà portare i 20 grandi ad un accordo su due questioni estremamente spinose: la guerra commerciale e il cambiamento climatico.

A creare qualche dubbio sulla riuscita dell’incontro è la possibile non adesione al testo della delegazione statunitense capeggiata dal presidente Usa Donald Trump, fautore della guerra dei dazi ma anche fortemente scettico sul cambiamento climatico in atto.

Il vertice è il primo che si svolge da quando l’inquilino della Casa Bianca ha deciso di imporre imposte tariffarie da oltre 250 miliardi di dollari sulle merci cinesi in entrata con lo scopo di costringere Pechino a cambiare le sue pratiche commerciali definite scorrette.

Ma il piano del tycoon non ha centrato pienamente l’obiettivo visto che la Cina ha deciso di imporre misure speculari per i beni statunitensi.

Ma la soluzione al dilemma potrebbe essere ancora lontana.

Unica speranza per un cessate il fuoco (che non significherebbe comunque la fine delle ostilità), il possibile incontro a margine del G20 tra Trump e il presidente Xi Jinping, incontro che potrebbe portare nella migliore delle ipotesi, per i prossimi mesi, a una sorta di time out ovvero una pausa senza grandi novità ma senza nemmeno una svolta decisiva.

Si tratterebbe, però, di una precisa strategia politica voluta da Trump in attesa delle elezioni politiche del 2020. In realtà le aspettative sull’incontro sono basse, soprattutto in considerazione della proverbiale contraddittorietà delle decisioni del presidente Usa.

Per questo motivo gli addetti ai lavori parlano di quest’incontro come una necessità non tanto di raggiungere un accordo, quanto di tenere aperti i canali di comunicazione tra le parti.

Intanto è partito l’allarme dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) che ha avvertito di un possibile blocco nella crescita mondiale, già vista in rallentamento, nel caso in cui ci dovesse essere un’escalation nella guerra commerciale cino-statunitense, escalation che è facilmente prevedibile con l’aumento dall’attuale 10% al previsto 25% delle tariffe doganali attualmente in vigore su circa 200 miliardi di merci cinesi.

Non solo, ma non è da escludere che possano tornare nuovamente tensioni sui dazi anche con l’Europa.

A suo tempo, nel 2008, riuscirono, seppur con misure estreme, a salvare l’economia mondiale da quella che a tutti gli effetti era la peggior crisi economica della storia. In quell’occasione l’asso vincente si dimostrò l’unità di intenti, cosa che, adesso, sembra essere moto lontana dall’essere raggiunta.

Evidentemente salvare il pianeta è molto meno importante che salvare l’economia e dei dazi.

 

 

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