Curva dei rendimenti: anche El-Erian rassicura

La recente inversione della curva dei rendimenti ha inizialmente spaventato gli operatori. Ma El-Erian rassicura.

Cosa è successo

In poche parole quanto è accaduto nelle scorse giornate. Il rendimento del decennale statunitense è risultato inferiore a quello del bond con scadenza a due anni. Solitamente questo indica un apprezzamento del rischio maggiore nell’immediato da parte dei mercati. In altre parole gli operatori vedono rischi più alti in arrivo. Da sempre è visto come uno degli indicatori statisticamente più affidabili, ma allo stesso tempo non imminenti. Tradotto in termini più semplici: avvisa con qualche mese di anticipo l’arrivo di una recessione. Anche perché l’ultima volta che si è presentato è stata alla vigilia della crisi di Lehman nel 2007.

Questa volta è diverso per la curva dei rendimenti

Ma per molti, questa volta, il segnale che invia è distorto. Tra questi anche El-Erian, Ex numero uno di Pimco, ora di Allianz. Il motivo di questa sicurezza? In realtà quanto avvenuto sui bond made in Usa non è altro che un segnale “inquinato” da quanto sta avvenendo al di fuori degli Usa. Il problema, secondo El-Erian, sta nel fatto che si vive inevitabilmente in un mondo interconnesso anche economicamente, il che porta l’economia Usa, fondamentalmente sana, a dover accusare il colpo della debolezza registrata nel resto del mondo.

Debolezza internazionale

Per questo motivo gli Usa non hanno altra scelta che importare l’effetto dei tassi negativi in ​​Europa, fattore che indebolirà il tradizionale andamento della curva dei rendimenti. Trasformando il tutto in un allarme recessione. Ecco allora che l’indicatore da sempre considerato come affidabile, potrebbe non esserlo più.

La view di El-Erian sulla curva dei rendimenti

“Il mercato obbligazionario è distorto. È distorto da ciò che sta accadendo al di fuori degli Stati Uniti ”, ha affermato El-Erian il quale ha anche sostenuto una tesi diametralmente opposta a quella del presidente Usa Donald Trump. Secondo El-Erian, infatti, gli Stati Uniti non dovrebbero avere tassi di interesse politici così bassi perché i dati macro statunitensi non indicano una recessione. Purtroppo, però, la Fed non ha altra scelta dal momento che il resto del mondo, Bce in testa, sono avviati già sulla strada dell’alleggerimento, se non del riavvio dei vari QE.

Approfondimento

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