Crisi di Governo: ancora nodi sul tavolo

Esistono ancora nodi sul tavolo nell’attuale crisi di Governo. L’incarico esplorativo conferito al Presidente della Camera dei deputati ha avuto un preciso significato politico.

Per un verso, ha confermato non esservi ancora un accordo tra i partiti dell’ex maggioranza di Governo, altrimenti Mattarella avrebbe proceduto a conferire direttamente un incarico per formare il Governo.

Per altro verso, il conferire l’incarico a Fico, invece che alla Casellati, a capo del Senato, ha avuto il significato di volere, in questa fase, restringere prioritariamente le trattative all’ex maggioranza.

Noi ci domandiamo: quali sono i possibili sbocchi di questa fase?

E la nascita di un nuovo esecutivo è, in queste ore, più vicina o si sta allontanando?

Crisi di Governo: ancora nodi sul tavolo

A questi due quesiti fondamentali, se ne aggiunge almeno un terzo, che attanaglia molti cittadini e osservatori della situazione. Come si fa ad affrontare un periodo di crisi economica, sociale ed economica, con un Governo in crisi?

Direi di iniziare a partire da questa ultima questione, per rasserenare gli animi di quanti ritengono una crisi necessariamente qualcosa di negativo.

Le crisi sono sempre negative? E come facciamo ad affrontare i problemi, se il Governo è caduto?

La realtà è spesso diversa da come la dipingono i luoghi comuni.

Ed un luogo comune è quello di considerare ministri e Governo depositari di chissà quali competenze.

Ebbene, non è così.

Perché, diversamente, i politici dovrebbero anche essere tecnicamente esperti di quello di cui si occupano e dovrebbero essere eletti o nominati solo gli esperti.

Eppure, pensiamoci bene.

Se si va da un medico, occorre che si tratti effettivamente di un medico, e così per un avvocato, oppure di un qualsiasi esperto, cui ci rivolgiamo per un determinato problema.

Invece, per fare una legge, per scrivere un provvedimento amministrativo, i principi della democrazia, formalmente vogliono che siano i politici ad occuparsi di atti di questo tipo.

Chi redige le norme e le delibere?

Ma non è detto che il parlamentare eletto, piuttosto che il Sindaco di un paese, sappiano redigere norme e delibere nelle materie di cui si devono occupare.

Ed allora, chi lo fa?

In realtà, talora neppure un avvocato ha le competenze giuste per arrivare alla formulazione di complessi articolati normativi, che poi sono gli strumenti con cui si governa.

Esistono invece specifici staff tecnici che, a seguito di corsi e di formazione diretta sul campo, nei diversi organi istituzionali imparano il non facile lavoro della legistica. Quella materia, spesso neppure insegnata nelle aule universitarie, serve appunto a formare esperti nella redazione tecnica e normativa degli atti.

Poi, certo, le bozze e le relative sintesi sono messe a disposizione dei politici.

Quei politici che si mettono a studiarle, sceglieranno tra opzioni diverse proposte dai tecnici, e in tal senso usiamo dire che sottoscrivono un provvedimento. Ossia nel senso non che l’hanno redatto direttamente loro, ma che hanno posto la firma su un qualcosa studiato ed elaborato in primis da altri.

È un po’ come quando ci rechiamo da qualche parte a sottoscrivere un contratto, ad esempio per acquistare una vettura.

Abbiamo mai letto le clausole?

Forse qualcuno di noi l’avrà anche fatto, ma comunque siamo sempre noi che poniamo le firme sotto un atto che però non abbiamo, solitamente, redatto noi.

Ecco quindi un importante segreto, segreto si fa per dire, di cui spesso non si tiene conto.

La conseguenza è che continua l’ordinaria amministrazione del Governo, anche peraltro per atti che tanto ordinari non paiono.

Ad esempio continuerà a sussistere l’attività in materia di sanità, con ordinanze o altri atti che, secondo le condizioni epidemiologiche in cui ci troviamo, verranno adottati.

Gli strumenti del Recovery Plan continueranno ad essere elaborati comunque

E parimenti continueranno ad essere tecnicamente elaborati, anche nel caso in cui un Governo nuovo non si faccia, financo i documenti economici e normativi relativi al Recovery Plan.

Se infatti non è considerata straordinaria amministrazione l’adozione di misure che possono pesantemente incidere sulle libertà costituzionali, certo non potrebbe essere considerata straordinaria amministrazione il concludere la presentazione del Recovery alle autorità europee.

Molto semplicemente, se si andasse ad elezioni, verrebbe portato alla loro attenzione quello attuale, già formulato, con le integrazioni necessarie a completarlo.

I piani di dettaglio vanno formulati, tecnicamente, dai competenti esperti ministeriali, che non cambiano, anche se cambiasse il Governo.

Pertanto, occorre capire che tutte queste attività non si fermano

Semplicemente, se cambia il Governo i nuovi ministri, o quelli riconfermati, potrebbero decidere un miglioramento dei provvedimenti in materia di Recovery. E valutare di adottare diversi parametri di analisi, per decidere tra le diverse opzioni. Opzioni che comunque continueranno ad essere preparate dai competenti tecnici, non dimentichiamocelo.

Del resto, immaginiamo quante ore i politici passano in attività come incontri di partito, interviste, riunioni ed altre analoghe.

Il tempo per elaborare anche solo un atto regolamentare sarebbe proprio poco.

Eppure ben vediamo la mole di norme prodotta ogni anno dal parlamento.

Non possiamo certo pensare che a redigere tutte quelle norme siano stati i politici. Questi ultimi le avranno forse lette, o più probabilmente avranno letto una sintesi, preparata dai tecnici, che presentano varie opzioni sul tavolo.

Ma poi il lavoro è proprio quello svolto da tecnici, di partito o delle istituzioni.

Ed ecco spiegato un altro piccolo mistero

La funzione, appunto, di chi lavora nei cosiddetti uffici legislativi della camere o dei vari ministeri.

Quindi, rassereniamoci. Tutte queste attività non si fermano.

I politici servono solo per scegliere, in molti casi, tra diverse opzioni.

Certo, a meno che un politico sia anche così esperto tecnicamente, da saper redigere direttamente egli stesso una legge o altro tipo di atto normativo.

Ma a che punto è l’esplorazione di Fico?

Un nuovo Governo si avvicina o si allontana in queste ore?

In effetti, in questi giorni si sono avvicendate diverse ipotesi sull’esito della crisi.

Conte ter, Draghi, Governo di unità nazionale, e chi più ne ha, più ne metta.

Ma in realtà, le vere opzioni sul tavolo sono solo due, comunque le si voglia definire.

O un Conte ter, o un Governo basato su una estensione o sostituzione di Italia Viva con altra forza politica, probabilmente Forza Italia.

L’idea originale di far leva sul cosiddetto gruppo di responsabili non è passata.

Per questo Conte si è dimesso, pur avendo ottenuto la maggioranza relativa al Senato.

Ed ora la crisi si trova esattamente ad affrontare i motivi, per cui è nata.

Una forza di maggioranza, Italia Viva, ha ritenuto irrinunciabili talune questioni.

Pertanto anche nel tavolo tenuto da Fico con esponenti dell’ex maggioranza i nodi ritornano ad essere gli stessi: MES, reddito di cittadinanza e altri temi divisivi.

Se questi temi non fossero stati così divisivi, la crisi non sarebbe sorta.

Ora, quindi, difficilmente un partito potrebbe spiegare perché quel che pareva irrinunciabile ieri, sia diventato rinunciabile oggi.

In altri termini, difficilmente, ad esempio, Italia Viva potrebbe rinunciare al MES, o i pentastellati permettere il ricorso a tale strumento.

Se uno dei due partiti poteva ammorbidire le proprie posizioni, probabilmente lo avrebbe già fatto e non sarebbe insorta alcuna crisi.

Ancora nodi sul tavolo nella crisi di Governo. Esiste quindi una sola alternativa

Quella di sostituire uno dei partiti indispensabili per formare una maggioranza.

Sicuramente, dato il peso numerico, non i pentastellati.

E l’unico partito che potrebbe decidere di entrare in una maggioranza allargata potrebbe essere Forza Italia.

Ma a tale riguardo si riproporrebbe lo stesso problema.

Sarebbe a questo punto Forza Italia disponibile a rinunciare ad alcuni punti, che possono ugualmente risultare divisivi rispetto ad altri partiti?

Probabilmente no.

E Draghi, di cui si è fatto il nome come probabile sostituto di Conte, sarebbe disponibile a rinunciare al MES?

Sicuramente no.

A questo punto, unica vera alternativa, sarebbe quella che uno dei partiti rinunci ad uno dei punti, ritenuti invece irrinunciabili.

Ecco perché un nuovo esecutivo non pare all’orizzonte.

Ma, se anche si dovesse andare ad elezioni, è sicuro che continuerebbe comunque l’opera dei tecnici.

Conclusioni

Esistono ancora nodi sul tavolo, quindi, riguardo la crisi di Governo. Fermo restando che in politica vale sempre il mai dire mai, è difficile pensare, in queste ore, che uno dei partiti della maggioranza che sosteneva il Conte bis possa rinunciare ad uno dei punti nodali, su cui è sorta la crisi di Governo.

Tuttavia, continuerebbe comunque l’opera dei tecnici, che porterebbero a compimento gli atti di cui si devono occupare, a livello normativo ed economico.

Con la differenza, rispetto all’ipotesi di un nuovo esecutivo, di mantenersi nelle direttrici tuttora fornite.

Non sono quindi affatto escluse, al momento, nuove elezioni, ma queste non sarebbero il dramma che alcuni paventano.

Non dimentichiamoci, ad esempio, che uno dei maggiori periodi di crescita economica in Spagna si verificò proprio durante una crisi di Governo.

A volte, non a caso, su presunti ruoli salvifici della politica e dei governi, continuano a circolare troppi luoghi comuni, come quelli che tendono ad attribuire poteri taumaturgici, che invece partiti ed esponenti politici molto spesso proprio non hanno.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

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