Crisi: conferma degli scenari e prospettive future

La previsione dei principali eventi politici, anticipata da parte mia in alcuni interventi, dalla crisi del Governo Conte bis sino alla chiamata di Draghi al Quirinale, è stata sinora pienamente confermata.

E potrebbe essere sintetizzata in questa frase, già usata in un mio precedente articolo: vanno i conti, arrivano i draghi.

Ma ora, riuscirà Draghi ad ottenere la fiducia?

E quali programmi attuerebbe il suo Governo?

Crisi: conferma degli scenari e prospettive future

Gli scenari politici, che si vanno delineando, devono tener conto di alcuni punti essenziali, che riassumo nella seguente scaletta:

  • Draghi: anche solo la sua chiamata ha già effetti positivi
  • Draghi: che probabilità per un suo esecutivo?
  • Alcuni punti di un possibile programma: bonus fiscali, Recovery Plan, abbandono di ipotesi patrimoniali.
  • Effetti in Europa e quali alternative?

In realtà sarebbero sicuramente più numerosi i punti da trattare, che possono salire alla ribalta della cronaca e delle analisi politiche ed economiche, con la chiamata in campo dell’ex Presidente BCE, ma ci sarà occasione di approfondirli in successive occasioni.

Per il momento consideriamo i punti, sopra elencati, che già ci consentono una disamina della situazione, in grado di comprendere cosa potrebbe accadere nei successivi passaggi politici ed istituzionali.

Conferma degli scenari e prospettive future sull crisi. Gli effetti positivi della chiamata di Draghi

Anche solo il nome di Draghi, quale candidato alla guida del prossimo esecutivo, sta già avendo, nel momento in cui scrivo (sono circa le 9,15 del 3 febbraio), un effetto sicuramente positivo, per certi versi galvanizzante, sui mercati.

Salgono i BTP ed il nostro indice Ftse Mib, a dimostrazione che per i mercati Draghi continua ad essere una garanzia.

Questo effetto, peraltro, ha anche implicazioni politiche.

Nel tempo, infatti, la riduzione dello spread, conseguente alla stima verso Draghi, comporta una indubbia conseguenza positiva, quella di una riduzione del costo del debito, ma anche, sul segmento dei titoli di Stato caratterizzati da rendimenti negativi, addirittura flussi finanziari in entrata, destinati ad incrementarsi. Per un controvalore che potrebbe anche arrivare a coprire gli importi che, diversamente, potrebbero ottenersi con una patrimoniale, con un taglio delle spese, o ricorrendo al MES.

Già un significativo risultato.

A questo punto, però, non possiamo eludere l’interrogativo più importante nello scenario che si va profilando.

Riuscirà Draghi a formare un esecutivo?

In base ad alcune dichiarazioni, intervenute successivamente alle dichiarazioni di Mattarella, e ad alcuni ragionamenti, possiamo ritenere di sì.

Intanto, occorre dire che molti parlamentari, a prescindere dalle dichiarazioni formali, non sono favorevoli ad elezioni anticipate che comporterebbero per molti, peraltro, una probabilità ridotta di essere rieletti.

Ma occorre anche considerare che le posizioni di quanti, sinora, dovrebbero essere gli avversari principali di Draghi, si stanno disarticolando, e non paiono granitiche, come alcuni invece pensavano.

Tradizionalmente, è quello dei pentastellati il gruppo maggiormente avverso a Draghi. Tuttavia, nel tempo abbiamo assistito ad una metamorfosi, che ha portato il Movimento Cinque Stelle su posizioni prima maggiormente europeiste, tanto che lo stesso Conte si era mosso ricercando una sponda proprio sul fronte europeo.

Poi tale cambiamento è divenuto ancora più accentuato, accordandosi con un partito, come il PD, che era su posizioni opposte, proprio a partire dai temi europei.

Ora questo movimento non è più compatto, ma si presenta sempre più diviso tra posizioni filogovernative, a partire da quelle di Grillo, e quelle intransigenti e anti Draghi di un Di Battista.

In parte la scissione all’interno di questa forza politica già è in corso, con parlamentari che l’hanno abbandonato.

Messi di fronte all’alternativa tra votare la fiducia o meno all’ex Presidente BCE, non si esclude una più netta spaccatura, con possibile formazione anche di un nuovo gruppo parlamentare.

In ogni caso, anche in caso mancassero i voti sul fronte pentastellato, le prime dichiarazioni di Salvini sono state di apertura.

Se, quindi, Draghi farà attenzione a calibrare programmi e progetti, potrebbe anche ottenere una decisa apertura dal centro destra, ed i parlamentari leghisti potrebbero sostituire i voti mancanti dei Cinque Stelle.

Alcuni punti di un possibile programma: riforma dei bonus fiscali, Recovery Plan, abbandono di ipotesi patrimoniali, ma il MES?

Il problema MES, che tanto divisivo è stato nelle attuali dinamiche relative alla crisi di Governo, potrebbe essere superato già in considerazione degli effetti sui mercati.

Ad esempio, in termini di maggiori entrate sui rendimenti negativi, e di minori uscite su quelli positivi, un miglioramento dello spread potrebbe sostituire le risorse. Risorse altrimenti conseguibili, come abbiamo detto, con il ricorso al MES o ad una patrimoniale.

Quanto al resto del programma, sicuramente dovremmo attenderci un netto miglioramento di molti punti, a partire dal Recovery Plan.

In ogni caso, dobbiamo dire che migliorare certi punti di questo strumento non è poi così arduo, soprattutto quelli che sono frutto di una mentalità troppo burocratica.

Un piano che, anche se migliorato, presenta ancora molteplici criticità, che renderebbero peraltro probabile una bocciatura in sede europea.

Ad esempio, basti considerare tutte le condizioni poste per conseguire i cosiddetti bonus fiscali, come in materia di facciate. Perché richiedere, per ottenere il relativo bonus, che quelle interne degli edifici, lato cortile, debbano essere visibili dall’esterno?

Non hanno ogni tanto bisogno comunque, anche queste, di interventi di manutenzione?

La questione dei bonus

Ed allora, perché non consentire il bonus anche in assenza di tale requisito della visibilità dalla pubblica via?

Per non parlare del miglioramento di due classi energetiche richiesto in materia di bonus energetico.

Peccato che molti interventi richiederebbero, per conseguire un tale risultato, anche lavori su componenti che non sono parti condominiali, ma oggetto di proprietà privata. Ne consegue che gli interventi previsti in assemblea si scontrano con la necessità di conseguire un consenso dei proprietari, che spesso non c’è.

Ebbene, perché non evitare tale conditio sine qua non del miglioramento di due classi energetiche?

Basterebbe, ad esempio, che si compiano interventi comunque contenuti in un elenco, senza necessità del miglioramento.

Sin qui alcune considerazioni sui bonus edilizi, visto che questo strumento viene largamente utilizzato nel piano attuale.

Pertanto possiamo ben dire che già l’effetto moltiplicatore economico dei bonus potrebbe essere migliorato, e comunque il Recovery Plan dovrebbe basarsi su una netta limitazione dei bonus a favore di maggiori investimenti.

Prospettiva sicuramente più probabile con un Governo Draghi.

Effetti in Europa e quali alternative?

Nella situazione in cui ci troviamo, inutile negarlo, non ci sono molte alternative alla gestione delle finanze pubbliche.

O si esce, come prospettato da alcuni indirizzi di politica economica, che condivido, da un sistema basato sulla generazione di debito. Ma questo significa rifondare completamente il sistema attuale.

Oppure, stando dentro l’attuale architrave europea, come concepita sinora, Draghi resta sicuramente la miglior carta da giocarsi, per Paesi come l’Italia.

Anche solo un netto miglioramento del Recovery passa da un esecutivo a guida Draghi, ma che potrebbe anche assumere l’interim dell’economia.

Ma gli effetti positivi di un esecutivo da lui presieduto si potrebbero avere non solo in termini di effetti sullo spread e di una migliorata governance dei dossier sul tappeto, in primis quelli economici.

Vista la stima nei suoi confronti ed il livello dei suoi rapporti a livello internazionale, non è difficile pensare che anche enti, come la BCE o la Commissione europea, potrebbero comunque riservarci un trattamento decisamente migliore. Sia in termini di politica monetaria che di approvazione dei piani e della legge di bilancio, di quello che riserverebbero ad un altro esecutivo.

Ad esempio, la BCE potrebbe accordarci un prolungamento dei programmi di acquisto dei nostri titoli di Stato.

E, quindi, terminando sulla conferma degli scenari e prospettive future riguardo alla crisi, facciamo attenzione a bruciare questa opportunità.

Anche perché l’approvazione dei piani italiani sul Recovery Plan deve intervenire entro aprile.

Passato questo termine, i fondi sarebbero probabilmente perduti, ed allora non rimarrebbe che passare a quello che ho definito in diverse occasioni piano B.

Un piano che superi l’attuale sistema di creazione di base monetaria tramite il debito. Ma le forze politiche avrebbero il coraggio di superare l’attuale architrave del sistema europeo?

Non credo, quindi non resta che Draghi.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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