Cosa succede se non si pagano i contributi INPS?

Chiaramente, in via preliminare, sappiamo che i contributi INPS costituiscono un fondo pensionistico di cui, prima o poi, inizieremo a fruire, quindi pagarli rientra in un nostro preciso interesse. Tuttavia, può accadere che per una difficoltà economica momentanea o per dimenticanza, non si provveda al pagamento di talune rate. Quindi, a questo punto, ci si chiede: “cosa succede se non si pagano i contributi INPS?. Generalmente, l’INPS è un istituto molto attento alla riscossione dei contributi, quindi, un mancato pagamento viene fatto presente nel giro di massimo due anni. In quell’occasione, l’istituto, imporrà oltre al pagamento della somma dovuta, anche sanzioni pecuniarie. Sicchè, in caso di mancato pagamento, l’ente invierà un avviso di pagamento, comprendente l’importo non versato, le sanzioni e gli interessi. Questi ultimi, rappresentano la parte inferiore del debito, in quanto in due anni si tratterà di una somma esigua.

Più che altro, ciò che pesa è la sanzione, che dipende dall’importo del mancato pagamento. Dopo l’avviso, se il contribuente non provvede al pagamento del dovuto, verrà notificata una cartella esattoriale. Si ricordi, tuttavia, che tali pretese creditorie si prescrivono in 5 anni, quindi se l’ente rimane inerte per tutto il periodo indicato, potremo opporre l’avvvenuta prescrizione. Ciò, salvo che nel periodo intermedio, non intervengano altre notifiche, che fanno azzerare il termine indicato.

Cosa fare in caso di mancato pagamento per mettersi in regola. Richiesta di dilazione

Se, dopo l’avviso di pagamento, prima che venga notificata la cartella esattoriale, si ci vuole mettere in regola con i pagamenti, conviene chiedere una dilazione. Infatti, in caso di difficoltà economiche, L’INPS concederà una dilazione a mezzo di rate. Sicchè, i contributi arretrati potranno essere versati in 20 rate per importi superiori ai 5.000 euro e di 6 rate trimestrali per importi inferiori ai 5.000 euro. In caso di dilazione, tuttavia, saranno dovuti ulteriori interessi.

Seconda possibilità: ravvedimento operoso

Se si vuole sanare la propria posizione, si può anche ricorrere all’istituto del ravvedimento operoso. In cosa consiste? Ebbene, si tratta di comunicare all’INPS la propria dimenticanza e procedere alla sanatoria della posizione debitoria. In tal caso, però, bisognerà accollarsi il costo di una sanzione, calcolata in base al numero di giorni di ritardo e all’importo del mancato pagamento. Le sanzioni, sono calcolate nel modo che segue:

1) se i contributi non versati vengono corrisposti entro 14 giorni dal ritardo pagamento, ammonterà allo 0,1% dell’importo;

2) Invece, ammonterà allo 1,5%, in caso di pagamento con il ritardo di un mese;

3) dopo un mese ma entro i 90 giorni, le sanzioni dovute verranno calcolate al 1,6%;

4) se, poi, il mancato pagamento riguarda contributi più datati, ove il ritardo sia andato oltre i 90 giorni ma entro un anno, la sanzione sarà del 3,75%.

5) se il ravvedimento è intervenuto entro 2 anni dalla scadenza, la sanzione ammonterà al 4,2%. Infine, decorsi anche i 2 anni, la sanzione sarà pari al 5% dell’importo dovuto. Si è visto, in conclusione, cosa succede se non si pagano i contributi INPS: le sanzioni sono gravose, mentre il tasso di interessi praticato, attualmente, è pari allo 0,2%.

Terza chance: sanatorie e condoni

Se nelle more della procedura di recupero, il contribuente ha la fortuna che il Governo introduca condoni o sanatorie, si aprirà per lui una seconda strada. In tal caso, il condono non cancellerà il debito ma soltanto le sanzioni oppure, talvolta, offrirà semplicemente un pagamento in misura ridotta. In definitiva, il tutto varia in base al tipo di condono previdenziale introdotto.

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