Cosa succede alla pensione in caso di carriera discontinua

In questo articolo approfondiremo un grosso problema per migliaia di lavoratori discontinui. Vedremo infatti come calcolare il trattamento pensionistico di lavoratori con un percorso contributivo zoppicante. Ci soffermeremo su cosa succede alla pensione in caso di carriera discontinua.

La redazione di ProiezionidiBorsa intende continuare ad informare i lettori in merito ai propri diritti in ambito previdenziale. Spesso infatti, un’informazione non adeguata rischia di impedire alle persone di richiedere quanto spetta. In un recente articolo abbiamo visto che alcuni lavoratori possono andare in pensione con quota 90. Oggi capiremo, invece, cosa succede alla pensione in caso di carriera discontinua. Cercheremo quindi di aiutare chi ha avuto un percorso lavorativo travagliato ad ottenere un reddito stabile almeno nella terza età.

Cos’è il lavoro discontinuo

Sempre più italiani sono costretti ad accettare contratti temporanei o a lavorare in nero per alcuni periodi. Il mercato del lavoro nel nostro Paese offre, infatti, poche opportunità e la necessità di sbarcare il lunario obbliga a scelte di carriera spesso scomode. La platea di lavoratori saltuari è sempre più vasta e questa situazione comporta loro anche la difficoltà di raggiungere i requisiti per la pensione. Vedremo, quindi, cosa succede alla pensione in caso di carriera discontinua.

Badanti, precari, parasubordinati sono solo alcune delle categorie più a rischio di un percorso contributivo parziale. Gli attuali criteri pensionistici si fondano sul totale dei contributi versati. Per lavoratori attivi solo alcuni mesi all’anno può essere molto difficile raggiungere il minimo previsto. E’ fondamentale ricordare che i contributi versati all’Assicurazione Generale Obbligatoria dell’INPS sono cumulabili con altri contributi e daranno diritto ad un’unica pensione.

Cosa succede alla pensione in caso di carriera discontinua

Il lavoratore con pochi anni di contribuzione ottiene comunque la pensione se ha iniziato a lavorare dal 1996. L’INPS riconosce la pensione di vecchiaia contributiva con 5 anni di contributi e 71 di età. In presenza di contributi versati prima del 1996, il lavoratore deve chiedere all’INPS di far confluire tutti i contributi nella gestione separata. Spesso chi ha una carriera discontinua è già iscritto alla gestione separata INPS a causa di contratti co.co.co: questo semplifica e velocizza la richiesta di pensione.

I lavoratori extracomunitari rimpatriati con carriera discontinua ottengono l’erogazione dell’assegno INPS al compimento di 67 anni di età indipendentemente dall’importo dei contributi versati. L’ultima opzione è relativa a lavoratori discontinui privi del minimo contributivo richiesto che non siano extracomunitari rimpatriati. In questo caso, al compimento di 67 anni di età, possono ottenere l’assegno sociale e la pensione di cittadinanza. In tutti questi casi, l’INPS riconosce almeno 500 euro di pensione anche con carriera discontinua.

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