Cosa sono i pandemic bond? Come funzionano? Perché queste obbligazioni sono legate al coronavirus?

Cosa sono i pandemic bond?

Essi sono una variante dei cosiddetti cat bond, le “obbligazioni catastrofe”. Ma cosa sono queste ultime, e perché sono importanti in questo particolare momento storico? Vediamolo.

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Innanzitutto, cosa sono i “cat bond”, e perché hanno questo nome poco simpatico. In realtà i cat bond si chiamano così perché sono emessi da compagnie di assicurazione o riassicurazione per trasferire i rischi di catastrofi naturali ad altri investitori. Il loro funzionamento è il seguente. Chi acquista questi particolari tipi di titoli legati a polizze assicurative riceve in cambio una corposa cedola di interessi, oltre alla restituzione del capitale. Questo però a patto che l’evento catastrofico non accada. Se la “catastrofe” si verifica, invece, l’investitore perde parte o, in certi casi, addirittura tutto il capitale. Le “obbligazioni catastrofe” hanno iniziato a circolare dagli anni Novanta. Coprono diversi tipi di rischi (uragani, terremoti, alluvioni, epidemie, ecc.). Hanno incontrato un certo successo perché, di solito, non sono correlate all’andamento degli altri asset tradizionali (azioni, obbligazioni, valute o materie prime).

Quindi ecco perché i pandemic bond sunnominati rientrano in questa categoria. La grande differenza con quanto detto prima è che a emetterli non è stata una compagnia di assicurazione, ma la Banca Mondiale. E lo ha fatto nel 2017, a seguito dell’epidemia di Ebola, che si portò via più di 11.000 persone in Africa. In quell’occasione, come a volte succede, i Paesi sviluppati furono lenti ad offrire aiuti alle nazioni africane coinvolte. Fu così che la Banca Mondiale decise di agire ricorrendo a questo particolare tipo di strumento. Il quantitativo emesso fu di 320 milioni di dollari, in modo da poter avere uno strumento finanziario per aiutare rapidamente quegli Stati del Terzo mondo a combattere l’epidemia. Adesso vediamo nello specifico come funzionano i pandemic bond, e perché queste obbligazioni sono legate al Coronavirus.

Cosa sono i pandemic bond? Come funzionano?

Dicevamo della loro entità, cioè 320 milioni di dollari. Sono poi divisi in due tranche, classe A e B. La classe A consta di 225 milioni di dollari. Paga una cedola annuale del 6,5% più il tasso Libor. Il rischio di perdita del capitale è limitato a un massimo del 16,67%. Più rischiosa è invece la classe B, da 95 milioni di dollari. Gli interessi annuali sono dell’11,1% più il Libor, quindi ben più alti. Ma qui si corre il pericolo di perdere l’intero capitale investito. Scadenza? 15 luglio 2020. E veniamo alla loro correlazione con il coronavirus. Per essere riscossi, ogni forma di cat bond deve sottostare a che vengano ottemperate alcune clausole, il che vuol dire che si verifichino determinate condizioni. Nel caso coronavirus sono che l’epidemia sia una pandemia, prima di tutto. Poi, che si contino almeno 250 decessi nel Paese di origine del contagio e almeno 20 vittime in un altro Stato; Ancora, il fatto che siano trascorsi almeno 84 giorni dall’inizio del contagio, che in questo caso l’Oms ha fissato al 31 dicembre 2019. Tutte condizioni che sono maturate, chiaramente. Ma ce n’è un’altra.

Un’agenzia indipendente e specializzata in modelli di catastrofe e categorizzazione dei rischi, la Air Worldwide, alla fine del periodo di 84 giorni, deve indicare un determinato tasso di crescita dei contagi e un dato rapporto tra casi confermati e casi totali. E deve farlo nei Paesi membri dell’Associazione internazionale per lo sviluppo e della Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo, che poi sono i due pilastri della Banca Mondiale. Quand’anche la Air Worldwide dicesse di sì, quel denaro non toccherebbe a nazioni dei Paesi sviluppati coinvolti nella pandemia da coronavirus. I fondi dei “pandemic bond” andrebbero ai 76 Paesi più poveri del mondo, i più bisognosi di un sostegno finanziario immediato. C’è da ricordare, poi, che verrebbero sbloccati solo i soldi della classe A, che copre le pandemie influenzali o da coronavirus come il Covid-19, mentre la classe B riguarda i più pericolosi filovirus come Ebola.

Concludendo…

Strumenti preziosi, quindi, i cat bond. Ma non esenti da critiche, purtroppo. La seconda epidemia di Ebola in Congo, nel 2018, infatti, non ha visto scucire un soldo perché non si era verificato un numero sufficiente di decessi in un secondo Paese. Ed anche gli 84 giorni sono giudicati un lasso di tempo troppo lungo. I virus aggressivi come il nuovo Coronavirus non aspettano i comodi della Banca Mondiale. Bisognerebbe che chi li struttura lo facesse per utilizzarli, realmente. A volte, diciamolo chiaramente, non sembra proprio così.

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