Cosa si rischia se non si pagano i contributi Inps

Il datore di lavoro inadempiente che elude il versamento dei contributi Inps dovrebbe sapere cosa si rischia perché di fatto cade in reato penale. Quanti si avvalgono della prestazione d’opera di dipendenti o collaboratori, siano essi aziende, SRL, esercenti o artigiani, sono tenuti al versamento della contribuzione. Pochissimi gli esclusi da tale obbligo come ad esempio i contribuenti che svolgono un’attività retribuita non più di 5mila euro su base annua. I contributi previdenziali devono essere versati a fini pensionistici pertanto coincidono con introiti computati sul reddito del lavoratore e messi da parte per la pensione.

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro

L’evenienza del mancato versamento dei contributi Inps è disciplinata dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro che fornisce lumi in relazione agli obblighi contrattuali del datore. In particolare, conviene leggere la nota n. 1436 del 17 febbraio 2020 per capire cosa si rischia se non si pagano i contributi Inps. Conviene sapere che omettere di versare regolarmente la quota contributiva da destinare ai fondi di previdenza sociale equivale ad evadere le imposte.

Le sanzioni civili, pecuniarie e amministrative

Fra le azioni tese a contrastare l’elusione delle tasse rientra l’omissione contributiva che fa scattare le segnalazioni all’Inps e all’Agenzia delle Entrate. La condotta omissiva del datore di lavoro è perseguibile tramite sanzioni civili, pecuniarie e amministrative a seconda della rilevanza del reato commesso. Ciò stando al dettato dell’art. 116 della legge del 23 dicembre 2000 n. 388 che disciplina le sanzioni in relazione alla gravità del reato. Una volta rilevata la violazione fiscale, si ha l’immediata e automatica applicazione delle sanzioni a carico dei datori e delle aziende inadempienti.

Cosa si rischia se non si pagano i contributi Inps

Il mancato versamento delle ritenute previdenziali espone aziende e datori di lavoro a rischi assai elevati che variano in relazione all’importo omesso. Il potenziale evasore rischia la reclusione fino a 3 anni e una sanzione pecuniaria fino a 1.032,00 euro, ma può ricorrere al ravvedimento. Può accadere difatti che il datore inadempiente rimedi al mancato versamento dei contributi cui è tenuto entro il sedicesimo giorno del mese successivo alla prestazione. Con lo strumento del ravvedimento volontario paga il dovuto con l’aggravio di una sanzione civile prima che scatti la segnalazione di violazione. L’evasione contributiva viene punita con una sanzione civile del 30 % che non deve comunque superare il 60% dei contributi non versati entro il termine previsto.

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