Cosa si può fare se non si riesce a pagare il mutuo?

Chi si trova in difficoltà nel pagamento delle rate del mutuo a quali conseguenze va incontro? In questi casi, si rischia una segnalazione alla Centrale Rischi o, peggio ancora, di perdere la casa? Nel presente articolo vedremo con i Tecnici di ProiezionidiBorsa cosa si può fare se non si riesce a pagare il mutuo della propria casa.

Accade, talvolta, che il contribuente si ritrovi in gravi difficoltà economiche tali da impedirgli di onorare il pagamento che prevede il piano di ammortamento. In tal caso, le situazioni che si prospettano al contribuente sono molteplici e dipendono da differenti fattori. La prima cosa che si suggerisce di fare quando si è in difficoltà è quella di contattare l’istituto di credito in questione. Si potrebbe decidere, con l’ausilio della banca, di rinegoziare, surrogare o sospendere il mutuo in alcuni casi.

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Che succede se si pagano le rate in ritardo

Cosa si può fare se non si riesce a pagare il mutuo o si è in ritardo nel saldo? Secondo quanto prevede la vigente normativa, il saldo della rata in ritardo comporta l’ulteriore degli interessi di mora. Questi si calcolano sulla base del numero di giorni che si accumulano di ritardo. In questo caso, è bene ricordare che la banca considera moroso il contribuente che rientra in uno dei seguenti casi:

  1. manchi di pagare una o più rate del piano di ammortamento;
  2. abbia un ritardo di pagamento della rata superiore a 180 giorni rispetto alla originaria scadenza;
  3. quando il pagamento di almeno 7 rate risulti eseguito in ritardo tra il 30° e il 180° giorno.

Se si rientra in uno di questi casi, l’istituto di credito procede a segnalare il contribuente alla Centrale Rischi CRIF. Ad ogni modo, il cliente ha il diritto di ricevere un avviso da parte della banca nella misura in cui l’istituto avvia una qualsiasi procedura.

Cosa si può fare se non si riesce a pagare il mutuo? I casi più estremi

Nei casi più estremi, è possibile che la banca decida per la risoluzione del contratto e proceda al pignoramento dell’immobile a garanzia del prestito. Oppure, potrebbe procedere con l’escussione della fideiussione che ha operato il garante. Il reale rischio di perdita dell’immobile si pone quando il debitore non paga più di 18 rate alla banca. In tale situazione, l’istituto di credito potrebbe risolversi nel pignoramento dell’immobile. A tal riguardo, ricordiamo che la normativa ha istituito la cosiddetta Legge n. 3/2012, meglio nota come legge salva-suicidi. Nei casi di sovraindebitamento, si concede al debitore la possibilità di pianificare una restituzione del debito con rate a lui sostenibili. Perché la legge sia applicabile devono sussistere i criteri che difiniscono il reale sovraindebitamento. Rivolgendosi al proprio istituto di credito, tuttavia, è possibile che il debitore riesca a trovare la soluzione migliore per onorare il piano di ammortamento.

Un utile suggerimento su come recuperare i soldi degli interessi passivi tramite la presentazione del modello 730, è consultabile nell’approfondimento qui.

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