Cosa pensano gli analisti sul prossimo futuro delle banche?

Come sappiamo ormai da tempo, le Banche centrali hanno monopolizzato il mercato azionario e, soprattutto, le strategie operative di chi sul mercato ci lavora. A questo, poi, si sono aggiunte l’incertezza e la volatilità dettate dal coronavirus. Un esempio di quanto detto è sotto gli occhi di tutti, proprio in queste ore con i titoli del ramo bancario in fase di incertezza.

Gli elementi da valutare, infatti, sono molti, a partire da quelle trimestrali che potrebbero offrire un primo resoconto della reale situazione degli istituti di credito. Cosa pensano gli analisti sul prossimo futuro delle banche? All’orizzonte c’è prima di tutto la questione dividendi. Infatti la BCE ha dato alle banche il via libera, seppur condizionato, per la ripresa del pagamento agli azionisti, pagamento che, proprio a causa della crisi economica mondiale arrivata con il Covid, era stato sospeso. Una decisione che è a sua volta legata anche alle varie strategie di buyback, sospese anch’esse con lo scoppio della pandemia.

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Cosa pensano gli analisti sul prossimo futuro delle banche?

Per gli analisti saranno proprio quelle banche che riusciranno a garantire i dividendi già promessi (per Intesa Sanpaolo e Mediobanca si parla di un yield oltre il 6%) i protagonisti più interessanti da valutare. Altro fattore importante per gli operatori sarà il prossimo provvedimento dell’autorità bancaria europea e cioè gli stress test. Infatti, se da un lato la BCE aveva concesso un certo margine di tolleranza proprio in virtù della tempesta Covid, adesso sarà inevitabilmente costretta a riprendere le azioni di controllo e monitoraggio sulla situazione patrimoniale dei singoli istituti di credito. Ma parallelamente al ritorno delle cedole, il settore bancario italiano torna sotto i riflettori. In particolare con l’eterno valzer delle fusioni. Al centro dell’attenzione, al momento, Monte dei Paschi di Siena. Il Governo, infatti, dovrà decidere il piano di uscita dal capitale come promesso a suo tempo all’Unione.

I margini in questo caso sono relativamente stretti (entro fine anno) e il rischio che ci possano essere conseguenze anche sul fronte occupazionale è alto. Il tutto, infatti, andrebbe a verificarsi proprio nel momento in cui la Nazione intera continua a guardare con timore allo sblocco dei licenziamenti, altro provvedimento preso per salvaguardare il tessuto sociale dalla crisi Covid. Provvedimento che, però, non sarà eterno. Per il momento non sembrano esserci soluzioni immediate: Unicredit, unica possibile via d’uscita, ha infatti confermato la sua indisponibilità. I vertici dell’istituto, invece, sembrano essere più concentrati verso il rafforzamento dei quadri dirigenti.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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