Cosa hanno da temere i possessori di BTP e titoli di Stato se la BCE cancellasse il debito pubblico italiano?

In settimana è ritornata in auge la discussione in merito alla cancellazione del debito del Governo italiano in mano alla BCE. Il riferimento è all’intervista, di qualche giorno fa, al Presidente dell’Eurogruppo, l’italiano David Sassoli. Anche alla luce degli ingenti debiti pubblici che gli Esecutivi di tutta Europa hanno fatto in questo 2020, in conseguenza della crisi economica.

Una situazione generalizzata che, c’è da scommettere, non finirà a breve, specie per quei Paesi in cui la ripresa è ancora molto lontana. A maggior ragione per chi parte da: 1) saldi negativi dei conti pubblici, già consistenti di loro cosa; 2) varie carenze strutturali che spaziano dall’economia alla giustizia, etc.

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In questa sede, in particolare, ci chiediamo cosa hanno da temere i possessori di BTP e titoli di Stato se la BCE cancellasse il debito pubblico italiano. Procediamo con ordine.

Punto primo: sarebbe fattibile un’operazione del genere?

Manco a dirlo, il primo interrogativo da cui partire è quello di chiederci se l’operazione (cancellazione del debito) sia fattibile o meno. Un’autorevole risposta è giunta, pochi giorni fa, per bocca del Vicepresidente della BCE, Luis de Guindos.

Ha affermato, infatti:  “da un punto di vista giuridico credo che non ci siano le basi per prevedere una cancellazione del debito”. In particolare, il riferimento sarebbe all’art. 123 del Trattato che vieta le operazioni di finanziamento del debito ad opera dell’Istituto di Francoforte.

In linea di principio, ci sarebbe poco o nulla da eccepire, sia alla norma che alla dichiarazione. Vediamo di capire il perché.

Un primo punto attiene alla prevedibile ritrosia di tutti quegli Stati virtuosi del Nord Europa, che potrebbero dirsi contrariati anche alla sola proposta. Essi da decenni sono ligi in materia di conti pubblici, per cui ai loro occhi una simile decisione potrebbe avere il sapore della beffa.

In gioco è la credibilità della stessa BCE

Ma vi sarebbe, poi, un secondo aspetto da considerare. Se così non fosse, perché mai i Governi si dovrebbero preoccupare in futuro di tenere i conti in ordine? Perché mai dovrebbero imporre più tasse per rientrare dei debiti attuali e/o pregressi? O perché non dovrebbero accontentare l’elettorato con programmi di spesa pubblica generosi ed ultraespansivi?

E questo varrebbe sia in tempi di crisi economica, come l’attuale (in cui la spesa pubblica è vitale per non collassare definitivamente), che in periodi di prosperità.

In terzo luogo, ci sarebbe anche un serissimo discorso di credibilità della BCE (oltre alle sue ingenti perdite di bilancio). Se la BCE è la paladina della difesa dell’euro (cambi, inflazione, liquidità, etc), una simile decisione ne comprometterebbe l’immagine. Quale credibilità avrebbe, poi, nel tempo t+1, ossia nel post eventuale cancellazione?

Vista in questi termini, sarebbe meno dannosa, e meno deleteria, se una simile decisione fosse concertata a livello di tutte le Banche centrali. Ossia se BCE, FED, BOJ, BOE, etc.,  cancellassero i debiti dei rispettivi Governi che fossero nelle loro mani. In questo modo, si darebbe al mercato mondiale un messaggio del tipo “reset”, un neo-anno-zero, da cui far ripartire il tutto.

Esistono alternative alla cancellazione del debito?

Il quesito è alquanto interessante, sia per l’Italia, che per gli altri Stati dell’euro con forti debiti. In merito al nostro Paese, si parla di 510 miliardi di euro, in mano all’Eurotower, a fine ottobre 2020. Un importo destinato a crescere anche in virtù dei piani d’acquisto dei bond legati al PEPP. Da considerare, poi, che la crisi economica non è ad un passo dall’essere archiviata e, quindi, non sono esclusi altri futuri interventi.

La ricerca di alternative risulta, quindi, un tema attuale e concreto. Tra esse, forse (da verificare in seno alle Istituzioni UE) quella più percorribile sarebbe legata alla scadenza del debito. In altre parole, una volta che i saldi siano divenuti molto ingenti, si potrebbe trasformare, tutto o parte di quegli importi, in un debito di lunghissimo periodo. E su questo applicare tassi irrisori (al limite del nulla), di modo da lasciare all’inflazione l’onere di ripagare nei fatti il debito.

Per esempio: indebitarsi per 100 euro a 100 anni (o anche di più) con tassi dello zerovirgola qualcosina. In tal modo sarebbe l’inflazione a ripianare i saldi dare-avere nel corso di alcune generazioni.

Le conseguenze su BTP e titoli di Stato

Infine, torniamo al quesito su cosa hanno da temere i possessori di BTP e titoli di Stato, se la BCE cancellasse il debito pubblico italiano. Qui ci vorrebbe una sfera di cristallo per leggere le reazioni dei mercati in un futuro così lontano e distante da noi.

Alcun cose però possiamo dirle. Considerati i tempi lunghissimi di gestazione di simili decisioni, molti dei titoli di breve-brevissima durata, nel frattempo giungerebbero a scadenza.

Sugli altri (quelli di medio-lunga durata) le cose non cambierebbero rispetto a oggi: ossia maturerebbero regolarmente le loro cedole così come stabilite in emissione. Al più, ci potrebbero essere dei movimenti sul mercato secondario. Questo aspetto potrebbe interessare maggiormente chi ha comprato in ottica speculativa. Ma, anche su tale fronte, è troppo presto per dirlo e, soprattutto, al riguardo, si possono fare solo ipotesi e congetture, e nulla più.

A cambiare, forse, potrebbero essere i tassi di riferimento delle emissioni future, ossia quelli del post decisioni prese. Ma anche (o soprattutto?) per esse, come nel caso precedente, ci sarà tempo e modo di ritornare sull’argomento e valutare tutte le possibili reazioni dei mercati.

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