Conviene depositare i soldi e ottenere più interessi su un BOT o su un conto deposito?

Viviamo in un’epoca di tassi praticamente pari a zero, dove anche l’1% lordo di rendimento fa impressione. È l’effetto inevitabile dell’abbondante liquidità immessa dalle Banche centrali, come nel caso della nostra BCE.

In quest’articolo, infatti, ci muoveremo su rendimenti di due prodotti concorrenti e compresi tra il negativo e lo “zerovirgola”. La durata temporale molto ridotta e la natura dei due strumenti in questione, BOT e conto deposito, non danno tanti margini di manovra.

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Dunque, al piccolo risparmiatore conviene depositare i soldi e ottenere più interessi su un BOT o su un conto deposito? Procediamo per step, avvertendo il lettore che il confronto tra i due strumenti è sulle durate 3, 6 e 12 mesi.

Il confronto tra i due strumenti

Come sempre vale la regola d’oro che la situazione di ogni risparmiatore è un caso a sé stante e, quindi, non può procedersi con generalizzazioni. A grandi linee, tuttavia, gli elementi forti da tenere a mente sono i seguenti:

a) sui conti deposito, le migliori offerte vigono su quelli dove non è possibile ritirare anzitempo i risparmi, i c.d. conti deposito vincolati. I BOT, invece, offrono il vantaggio di essere sempre facilmente liquidabili sul mercato secondario;

b) ancora, sui conti deposito spesso i tassi più remunerativi sono riservati solo per i nuovi clienti. Il fine è evidente. E cioè attrarre nuovi risparmiatori ed aumentare, per l’emittente, le masse intermediate;

c) i BOT offrono, di contro, una migliore tassazione (la c.d. fiscalità di agevolata), pari al 12,5% sugli interessi. Sui conti deposito l’imposta sale al 27%, simile a quella applicata a tutti i conti correnti;

d) sempre in tema di tassazione, bisogna ricordare che sui conti deposito si paga a fine anno anche l’imposta di bollo. Essa è pari allo 0,20% sulle cifre depositate e in essere sul conto deposito al 31 dicembre.

Chi rende di più?

Fughiamo subito il campo da un equivoco: BOT e conti deposito non servono per portare a casa cifre astronomiche. Il loro impiego, infatti, è quello di parcheggiare i risparmi a breve termine e farli fruttare un minimo, se si può.

Ancora, vanno sempre valutate le specifiche condizioni di mercato che valgono nel momento dell’acquisto dei due prodotti. In particolare, l’attenzione va posta su due parametri fondamentali: l’Euribor e l’andamento dei tassi d’interesse.

Ora, il grande vantaggio dei due strumenti è che i rendimenti si conoscono già in sede di sottoscrizione.

Di norma va detto che i rendimenti dei BOT sono più bassi e di più facile calcolo. Sono pari alla differenza lorda tra la cifra versata in acquisto e quella che si riceverà a scadenza (i c.d. zero coupon).

Sui conti deposito gli interessi offerti sono solitamente più alti, ma presentano tassazioni più alte. Inoltre, pongono qualche limite in più ai sottoscrittori. Tipo quello legato al rimborso anticipato.

Siamo giunti alla risposta

Al netto di tutte queste preziose considerazioni, al risparmiatore conviene depositare i soldi e ottenere più interessi su un BOT o su un conto deposito?

La risposta è “facile” nel senso che oggi i BOT a 3, 6 e 12 mesi offrono rendimenti negativi. In questo link sono visionabili, ad esempio, i rendimenti dell’ultima asta BOT a 12 mesi, e datata 9 ottobre 2020.

Di contro, i rendimenti sui conti deposito sono tutti del tipo “zerovirgola”, ma positivi. Vincono facilmente, dunque, i conti deposito. Infine, due avvertenze:

a) mai fare l’all-in con il conto deposito. Lo strumento va considerato solo alla stregua di un parcheggio temporaneo e stop, non la scelta per la vita;

b) assicurarsi della solidità dell’emittente. Nei BOT, infatti, garantisce lo Stato. Nei conti deposito l’intermediario è un’azienda finanziaria privata.

Infine, nel del seguente articolo vengono riportati i rendimenti a sei e diciotto mesi di alcuni dei tanti conti deposito presenti sul mercato.

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