Conto corrente o titoli di Stato: oggi cosa conviene di più?

Soldi liquidi parcheggiati in banca, a libero uso e consumo del nostro sportello? Oppure provare a proteggere, difendere coi denti quei risparmi anche dalle insidie dell’inflazione? E, perché no, provare a portare a casa protezione e rendimento? Posta diversamente la domanda, conto corrente o titoli di Stato: cosa conviene di più? Sciogliamo il dilemma.

Lo scenario economico-finanziario attuale

Prima di tirare una qualunque conclusione è doveroso analizzare lo scenario economico-finanziario attuale. Almeno tre considerazioni meritano una menzione.

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  • L’inflazione. È l’elemento più ignorato in assoluto dal risparmiatore: con o senza colpa? Perché si può anche scegliere di non parlarne, non cambia nulla: lei è sempre viva e presente. E soprattutto opera, bruciando i nostri soldini H 24. A quant’ammonta il danno? “Grazie” alla crisi economica da Covid-19 essa è bassa (0,7%) e verosimilmente lo sarà anche per il resto del 2020.
  • Il costo del denaro. Le continue politiche monetarie ultra espansive della BCE hanno reso il costo del denaro bassissimo, per cui spuntare rendimenti degni di nota a rischio nullo o quasi diventa un’impresa titanica.
  • Il risparmio è un bene prezioso. Cioè: se noi abbiamo €100.000 (ma anche solo diecimila) essi sono comunque ricchezza potenziale. Sono un semino. Domanda: lo sfruttiamo noi o la nostra banca di fiducia? È tutto qui.

La curva dei rendimenti sovrani in Italia

Questioni di spread: lui sale, la curva dei rendimenti sovrani in Italia segue a ruota. Che vuol dire? Che al netto dei catastrofismi più assoluti (il Paese fallisce; sta arrivando la fine del mondo; il Covid-19 durerà in eterno; etc) i BTP sono realmente allettanti. Per 1) profili di rischio pari a zero, 2) orizzonti temporali di medio-lungo termine, 3) obiettivi di protezione del capitale. Il BTP a 10 anni rende circa l’1,7% lordo; il 2% lo si spunta con l’omonimo quindicinale; su scadenze 4-5 anni il tasso lordo è di poco sopra l’1%. Vuol dire che tutte queste scadenze consentono protezione da inflazione, pagare le commissioni bancarie e il 12,5% al Fisco, portare qualche decimale di rendimento a casa. Esempio: €100.000 investiti in BTP a 10 anni all’1,7%, danno un netto annuo di circa €1.450, che al netto dell’inflazione (tipo: 0,7%) diventano €440 circa reali netti. Le scadenze inferiori ai 4 anni offrono – a seconda dei casi – un bilancio più o meno a pari tra incassi e costi. E zero rendimenti reali netti.

Il conto corrente

Sempre nell’ambito del dilemma conto corrente o titoli di Stato: cosa conviene di più, vediamo cosa offrono i primi. Zero. Questo è il rendimento medio della quasi totalità dei c/c, nessun rendimento attivo. Quindi centomila euro depositati in conto dopo un anno diventano circa €99.100 reali per effetto dell’inflazione, delle tasse e delle spese alla banca. Moltiplicati per gli stessi 10 anni di prima, alla fine scopriamo che quei vecchi centomila hanno perso almeno il 10% del loro valore in termini reali. Il nominale sarà sempre lo stesso, ma, appunto, solo il nominale. Ovvero la cifra che conta di meno. E questo fino almeno fino a quando l’inflazione è lì a dormire; se si risvegliasse, il saldo reale sarebbe ancora peggiore e più devastante.

Strategia

Non c’è ombra di dubbio: ogni singolo euro lasciato in banca và fatto fruttare. Anche perché se non lo facciamo noi lo farà poi lo sportello al posto nostro: dandoli in prestito, acquistando prodotti finanziari, etc. Quindi tra conto corrente o titoli di Stato, cosa conviene di più, non vi è dubbio che i secondi sono nettamente da preferire. Rispetto a qualunque forma di “colpevole” sosta del contante per tanto tempo in banca alla mercé di inflazione e inattivismo personale.

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