Conte, alla resa dei conti

Conte si è dimesso.

Chi mi segue da tempo, sa bene che non ho peli sulla lingua, quando c’è da dire qualcosa anche di scomodo e di spiacevole verso qualcuno.

Non lo farò neppure questa volta.

Del resto, qualcuno ricorderà anche che nei confronti di questo esecutivo non ho mai fatto sconti sin dalle trattative che lo precedettero.

E quindi, mi accingo ad un’analisi di diversi aspetti:

  • contrasto Conte -Salvini: chi vince?
  • Il convitato di pietra: i risultati economici
  • Quali scenari?

Conte -Salvini: chi vince?

Parlo di contesa tra Conte e Salvini, soprattutto perché, oggettivamente, la maggior parte del dibattito tenutosi ieri al Senato, ha riguardato i rapporti tra Salvini e Conte ed il suo esecutivo, più che altri argomenti.

E peraltro non solo nell’intervento dell’ormai ex premier, ma anche in quelli successivi.

Tutti a parlare di Salvini.

A me pare evidente una cosa: Conte perde e vince Salvini.

In questa occasione Conte non è stato un buon difensore delle proprie posizioni.

Intanto, come comunicatore, ha realizzato un autogoal.

Chi voglia apparire uno statista, idoneo a ricevere anche ulteriori incarichi, non dovrebbe mai, a mio modesto giudizio, scendere nell’arena degli epiteti e dello scontro personale.

In questo modo, si rischia una critica difficilmente superabile: ma allora, avete fatto un governo con soggetti quanto meno inaffidabili, e di questo errore ne paga i conti il paese.

Infatti nella sue replica Conte cerca poi di metterci una toppa, ma viene in mente il famoso detto: quando la toppa è peggiore del buco…..

Peraltro si è dimostrato spinto più da un desiderio di revanchismo personale.

Livori personali

Capitò anche a berlusconi. Del resto, historia docet.

All’epoca il premier e leader di Forza Italia era stato consigliato nel senso di non scendere a livello di scontro personale, invece…..

Ma Conte ha dimostrato anche scarsissima sensibilità storica, quando ha parlato di simboli religiosi.

Come non ricordare la storica DC, che fece della sua identità una questione anche religiosa, dal simbolo al nome.

Ma non dico queste cose, se non per ben precisi motivi di analisi anche economica e finanziaria.

Spesso il nostro paese viene accusato di non avere una guida all’altezza dei compiti.

Ebbene, questo è quello che ha dimostrato ieri Conte.

Lo penso e lo dico altrettanto chiaramente.

Oserei dire, con una analogia con l’ambito forense, visto che spesso lo stesso Conte si richiama ad un tale contesto, che è stato mediocre accusatore e che l’accusato, Salvini, se l’è mangiato in un boccone.

Salvini è stato infatti il vero protagonista del dibattito, da esperto comunicatore quale ha dimostrato di essere.

Tutti, nel bene o nel male, si sono riferiti a lui.

Ma un altro aspetto non va assolutamente dimenticato: poco o nulla si è parlato di quello che avrebbe dovuto essere uno dei protagonisti veri del dibattito: il bilancio di questo governo.

Il bilancio del governo

Giustamente, alcuni parlamentari non si sono fatti assalire dalla foga della dialettica Conte – Salvini, ed hanno ricordato che si sarebbe dovuto parlare anche dei risultati di questo esecutivo.

Si è infatti limitato a rivendicare in modo molto generico i risultati del suo governo.

Limitandomi a quelli in ambito economico e finanziario, vorrei domandargli: quali?

Quelli della crescita economica?

Certo, se paragonati a quelli attuali di una Germania, ormai in dichiarata recessione, i nostri sono esaltanti, ma è come confrontare la situazione di uno che ha avuto solo un infarto, rispetto a chi ne ha avuti sette.

Oppure, richiama quello che non si potrà fare.

Mi domando, e vorrei domandargli: come ad esempio in materia di prescrizione penale, quando già l’attuale assurda lungaggine dei procedimenti causa mancati investimenti verso il nostro paese!

Ed è proprio e soprattutto sul terreno dei risultati economici che Conte si dà la palla sul piede.

La principale critica degli ex alleati leghisti è rivolta proprio ad una cattiva gestione della politica economica, a quella serie di no, a partire da una certa impostazione della flat tax, che viene addebitata a Conte ed ai pentastellati.

Quindi, il sorvolare su tali risultati, equivaleva a riconoscere i motivi dei leghisti, proprio quelle argomentazioni, che invece Conte ritiene inesistenti.

Il convitato di pietra: i risultati economici

Volendo proseguire la parafrasi forense, possiamo dire che un avvocato trae forza dai fatti, ma sotto il profilo economico, i fatti sono purtroppo deludenti.

Quando cade un governo, o comunque si esaurisce il suo mandato, si analizza sempre un bilancio dei risultati.

Ma, sotto questo profilo, è proprio l’assenza di risultati economici in positivo, o quanto meno non sufficientemente positivi, ad aver contrassegnato questo esecutivo.

Certo, Conte invoca la liberalizzazione delle procedure per sbloccare cantieri e quant’altro, peraltro normative considerate da molti inopportune sotto il profilo del contrasto alla criminalità economica organizzata

Ma dovrebbe sapere che il ciclo espansivo di tali misure rischia di andare per le lunghe, prima di sortire quella spinta propulsiva che si vorrebbe dare all’economia.

Ecco quindi riemergere la dialettica con i leghisti, propugnatori di provvedimenti di detassazione sostanziale, ritenuta più idonea ad implementare i moltiplicatori monetari, che secondo la teoria di Keynes sarebbero in grado di rivitalizzare un’economia.

E quindi è come un gatto che si morde la coda.

Quali scenari?

Considerando l’attuale curva dei rendimenti dei titoli di stato italiani, verrebbe in mente una ulteriore critica a questo esecutivo.

Risulta migliorata da quando è risultato evidente che Conte si sarebbe dimesso.

Torna quindi in auge, se così vogliamo dire, quella mia ipotesi che i mercati, quelli obbligazionari in primis, vedano con maggior favore governi alternativi, ma con quali prospettive?

Oggi anche il Ftse Mib pare festeggiare l’addio di Conte.

Una prima alternativa, caldeggiata dai mercati, fa leva su un governo di impostazione eurocentrica e tradizionale, con due varianti.

Un esecutivo politico, o un esecutivo tecnico, sostenuto dalle forze eurocentriche.

Tale esecutivo dovrebbe soprattutto affrontare la questione delle clausole di salvaguardia e trovare altre coperture per la prossima finanziaria.

In questo caso, il diktat sarebbe di accontentare la commissione europea, contraria a sforamenti delle regole sul debito pubblico.

Debito pubblico e coperture

Ma trovare una siffatta copertura, diciamolo francamente, richiederebbe politiche di austerità in stile montiano.

Il che significa che probabilmente si eviterebbe un aumento dell’Iva, ma a costo di prelievi tributari da altre fonti, come una possibile patrimoniale.

Per inciso, ricordiamo che neppure nel centrodestra sono tutti immuni dall’idea di un incremento della pressione fiscale.

Come non ricordare quella sorta di patrimoniale, introdotta da Tremonti, sui bolli relativi ai conti deposito titoli?

I risultati di una politica all’insegna di nuove entrate tributarie abbiamo avuto occasione di sperimentarla con il governo Monti, sotto il quale esplose il rapporto debito/pil, perché l’incremento di entrate provocò una più che proporzionale riduzione del pil.

Personalmente, non ritengo comunque che tale ipotesi abbia molte opportunità.

Quasi certamente spaccherebbe in due il PD, in una fase in cui Renzi non pare ancora pronto a lasciare il suo partito, per lanciare un nuovo partito, di cui sarebbe il leader, Azione civica.

Ipotesi alternativa quella della riconciliazione tra ex alleati, tale da comportare, probabilmente, un rilevante rimpasto governativo.

Conte bis improbabile

Sarebbe l’ipotesi di un Conte bis, ma anche questa tesi mi pare improbabile.

Se la crisi si è verificata anche e soprattutto per contrasti in materia di politica economica, non si capisce perché l’ala meno antieuropeista dell’esecutivo, che in sostanza desidera non effettuare operazioni in deficit, debba abbandonare questa sua posizione.

Pertanto si ripresenterebbero i contrasti già vissuti in questo periodo, e non cambierebbe sostanzialmente nulla.

Peraltro tutte le ipotesi, sopra ricordate, richiederebbero non solo le consuete consultazioni del presidente della Repubblica, ma anche un periodo probabilmente lungo di consultazioni dirette tra i partiti.

Come non ricordare, a tale riguardo, la lunga gestazione anticipatrice della nascita del governo Conte?

Mattarella: cosa farà?

E Mattarella ha in mente soprattutto le date relative alle scadenze finanziarie, da non superare, se si intende evitare l’esercizio provvisorio del bilancio.

L’ipotesi di un governo di centrodestra non ha attualmente i numeri per ottenere la fiducia.

E di qui la richiesta di nuove elezioni, che a mio avviso, costituisce tuttora l’ipotesi più probabile, a meno di uno sconvolgimento dell’attuale geografia politica, in particolare una netta spaccatura nel PD.

E soprattutto, elemento da non sottovalutare, a meno che Mattarella disattenda l’avvertita esigenza di arrivare a prendere una decisione nel minor tempo possibile.

L’esito di nuove elezioni sarebbe probabilmente a favore del centrodestra, con la prospettiva di una finanziaria anche in deficit, ma con sostanziali riduzioni della pressione fiscale.

Articoli precedenti sulla crisi di governo

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

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