Consolidamento del debito: un’operazione finanziaria unilaterale, una tutela per le banche, un rischio per l’imprenditore

Si suole parlare di “consolidamento del debito” come di uno strumento di risoluzione dei problemi, a favore dell’imprenditore in stato di insolvenza. Un modo per congelare i propri debiti e ripartire.

In realtà, si tratta di un’operazione finanziaria “Tutta bancaria”. Viene proposta dall’Istituto di credito al cliente, per ripagare i debiti contratti con la banca stessa e, quindi, finalizzata alla riduzione del rischio bancario di “perdere tutti i soldi che ha prestato al cliente”.

In altri termini, la Banca avvia una procedura di valutazione del rischio di credito del cliente e gli concede un finanziamento. Un finanziamento non utilizzabile per scopi estranei alla chiusura dei debiti pregressi, ma che servirà a pagare i debiti maturati con un precedente finanziamento.

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Consolidamento del debito: come funziona

Come per l’accesso a qualsiasi tipo di credito, verrà chiesto al “debitore” di rilasciare una garanzia personale, rectius una fideiussione. Il debitore dovrà anche firmare una dichiarazione di rinuncia a far valere, in sede giudiziale, qualsivoglia eccezione processuale (anatocismo, usura, irregolarità varie).

Un modo per far accettare di dover pagare, oltre al capitale, interessi su interessi, legalizzando, di fatto, la capitalizzazione degli interessi.

È la Banca a dettare unilateralmente le condizioni del gioco: nessun margine di negoziazione è lasciato al cliente, in una logica del tutto contrapposta agli obiettivi che si prefigge il legislatore, con il nuovo codice della crisi d’Impresa.

La domanda sorge spontanea: “Quando, quindi, è consigliabile, optare per la strada del consolidamento del debito?

Certamente non quando l’azienda è in stato di “comprovata crisi economica”. E soprattutto quando l’imprenditore è insolvente e indebitato, senza prospettive di rilancio per il futuro e senza un serio progetto di ristrutturazione aziendale.

In tal caso, infatti, il consolidamento genera solo altro debito, risultando solo un mezzo per la Banca di veder soddisfatta la propria pretesa creditoria generata da un precedente finanziamento. Un finanziamento per ripagare un precedente finanziamento, a tutela delle sole ragioni di credito bancarie.

Il piano di ristrutturazione aziendale diventa molto importante

Prima di accettare passivamente le condizioni imposte unilateralmente dalla Banca, quindi, è bene premunirsi di un valido piano di ristrutturazione aziendale. E soprattutto porsi degli obiettivi per il futuro dell’azienda, facendosi seguire magari nelle scelte da consulenti aziendali.

Nell’ambito degli “accordi di ristrutturazione del debito”, per loro stessa natura di natura negoziale e che lasciano, quindi, all’imprenditore dei margini di negoziazione con la Banca, è possibile scegliere la logica del “consolidamento del debito”.

Quest’ultimo, in tale prospettiva, assurge ad uno degli strumenti a disposizione dell’imprenditore per risanare e rilanciare l’azienda in crisi. In una prospettiva di confronto bilaterale con gli Istituti bancari.

La risposta al quesito potrebbe essere quindi così sintetizzata: “No al consolidamento del debito, quale unico rimedio di risoluzione dei problemi dell’imprenditore in crisi e/o insolvente; si al consolidamento, nell’ambito degli accordi di ristrutturazione del debito, di una strategia di rilancio e sviluppo del business aziendale, improntata alla logica dei negoziati”.

In altri termini, il consolidamento del debito non va scelto “per se stesso“, in quanto atto unilaterale, ma solo se ed in quanto collocato in una strategia di risanamento aziendale. Tale strategia dovrà essere improntata alla bilateralità dei rapporti e delle scelte contrattuali consapevoli.

In ultima analisi, è auspicabile un intervento del Legislatore, volto a disciplinare il consolidamento del debito, nell’ambito del Nuovo Codice della Crisi d’Impresa. L’azione sarà quella di porre dei limiti ai poteri delle Banche di “dettare le condizioni del gioco”, con la finalità di avviare una sana collaborazione tra imprese, Istituti di Credito e Amministrazione finanziaria.

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