Comprare titoli azionari a Piazza Affari ora e venderli fra 5 anni? 3 società nel mirino

Comprare titoli azionari a Piazza Affari ora e venderli fra 5 anni?

Piazza Affari è a sconto. Quanto? La risposta a questa domanda sarebbe l’uovo di Colombo, e darla con certezza significherebbe prendere in giro chi legge. Possiamo però fare qualche analisi. La prima cosa è che gli attuali corsi di Borsa distano del 25,5% dalla media mobile a 200 giorni. Poiché lo scopo esistenziale delle Borse valori è, appunto, quello di creare valore (cioè andare verso l’alto), il cosiddetto “reverse to the mean” (ritorno alla media) è un fattore inevitabile. Quindi, si potrebbe dire, con ragionevole certezza, che l’attuale livello di sottovalutazione dell’indice principale di Borsa Italiana sia almeno di questa entità.

Ma ci interessa realmente quanta sottovalutazione ci sia attualmente in Borsa. No, perché l’investitore vero, quello che cerca valore con crescita, lo cerca nel lungo termine, quindi almeno 5 anni. Per cui, vediamo qualche titolo che a 5 anni potrebbe dare delle discrete soddisfazioni, se comprato oggi. Fermo restando che nel “panic selling” a cui abbiamo assistito nelle scorse settimane è stato venduto tutto, anche società di indubbio valore, come Brembo, ne portiamo altre tre ad esempio.

Comprare titoli azionari a Piazza Affari ora e venderli fra 5 anni? 3 società nel mirino

 

  1. DiaSorin. Non solo è uno dei titoli che hanno retto meglio sui mercati mondiali, ma è anche un titolo che sta fornendo risposte pratiche all’emergenza Coronavirus. Il test molecolare per l’identificazione rapida (un’ora) del nuovo coronavirus Covid-19 che DiaSorin Group si prepara a lanciare ufficialmente sul mercato ha ricevuto venerdì 20 marzo il via libera dell’Authority europea di settore e della Fda statunitense. Una società che solo cinque anni fa in Borsa valeva 40 euro per azione (oggi 109.5 €). L’apprezzamento di questi anni ha fatto distribuire circa 500 milioni di dividendi agli azionisti, con un total shareholder return (utile netto e dividendi distribuiti) composito del 1.061% dal 2007, anno in cui DiaSorin è stata quotata a Milano. Crediamo che ci sia spazio, soprattutto a partire da ora, per altri 5 anni di crescita di valore.

 

  1. Intesa Sanpaolo. E’ il primo gruppo bancario italiano, di gran lunga, e quello con i conti più in ordine tra i grandi gruppi (tra quelli medi è il Credem). Protagonista poco prima della crisi dell’”affaire” Ubi Banca, con la sua OPS ostile (ma molto intelligente e spregiudicata), Intesa è un po’ come l’indice italiano, con cui è discretamente correlata. E’ una banca, e come tutte le banche, ad ogni crisi è nell’occhio del ciclone. Ma se si crede nel settore, se si crede nella ripresa nazionale e europea, Intesa è il titolo giusto per la solidità indubbia e le possibilità di erogazione di credito alle imprese. Inoltre, essendo una banca sistemica (l’altra è Unicredit), è evidente l’occhio di riguardo che riceve/riceverà in sede europea.

 

  1. STMicroelectronics. E’ l’unico titolo tecnologico del Ftse Mib, e già per questo meriterebbe attenzione. Ma è anche una delle principali aziende a livello mondiale nel campo della produzione di componenti elettronici a semiconduttore. I suoi componenti elettronici sono usati soprattutto nell’elettronica di consumo, nell’automotive, nelle periferiche per computer, nella telefonia cellulare e nel settore cosiddetto “industriale”. Anche se venduta a mani basse, indiscriminatamente come tutto, durante il panic selling, è tra quelle che stanno dimostrando già resilienza, recuperando prima e meglio di altre. Ed è una delle poche ad essere positive a 1 anno, con oltre il 33% di aumento di valore rispetto ad 1 anno fa. Nel recupero che la Borsa effettuerà, è certamente da tenere d’occhio con la ripresa della produzione industriale mondiale.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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