Come vincere e fare scacco matto al re più amato dai consumatori?

Dallo scoppio del Covid non si fa altro che annunciare che il contante ha le ore contate. In tanti ne hanno decretato la morte mentre, carte alla mano, la verità è che lui è “il Re”. Stiamo parlando del contante, a cui ha dedicato una specifica ricerca la tedesca Deutsche Bank (DB).

Entriamo quindi nel vivo del discorso e vediamo come vincere e fare scacco matto al re più amato dai consumatori.

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I dati BCE

Come anticipato, il colosso bancario tedesco ha condotto uno studio sull’uso del contante presso i consumatori. L’indagine è stata svolta su un campione di 3.600 persone sparse tra USA e Cina, poi tra Germania, Francia, Italia e Regno Unito.

Se per mesi si è parlato di migrazione in massa verso le forme di pagamento contactless per via del Covid, le ricerche empiriche mostrano ben altre tendenze. Al punto che nel report di DB si afferma che la quantità di contante in circolazione “con la pandemia ha fatto il boom”.

A dare man forte a tali conclusioni è giunta indirettamente anche la stessa BCE. Pochi giorni fa, infatti, la banca guidata da Christine Lagarde ha reso noto che il novero delle banconote in circolazione è salito del 12% nell’ultimo anno. In pratica si è trattato del tasso di crescita più alto in un decennio e pari al doppio di quello del 2019, quando il Covid ancora non esisteva.

È lui “il Re”

La banca privata DB lo ha quindi ribattezzato “il Re”. Esso è infatti fortemente considerato ancora una “riserva di valore” e un “rifugio sicuro” tra i consumatori. Secondo la ricerca, un terzo dei cittadini europei e americani annoverano il contante come il loro metodo di pagamento preferito.

Eppure da più parti si prova a spodestare “il Re”, ossia a sostituirlo in maniera strutturale con le forme di pagamento tracciate. Ad esempio, in Italia nell’anno in corso è partita, ma non decollata, la lotteria degli scontrini. Al netto dell’euforia dei primi tempi, infatti, sembra già essere caduta nel dimenticatoio collettivo.

Vediamo come vincere e fare scacco matto al re più amato dai consumatori

Da secoli le teorie macroeconomiche hanno reso noto da cosa dipende la funzione di domanda della moneta.

In termini estremamente semplici, la gente domanda contante o per i pagamenti della vita quotidiana, o per scopi precauzionali, o per motivi speculativi.

Ancora, il tasso d’interesse ha un peso assai determinante su questa domanda di denaro. Infatti quando il tasso è alto quella domanda crolla; avviene il contrario quando il tasso è basso.

Lupus in fabula: è lo stesso rapporto DB a tirare in ballo gli attuali tassi nulli (o negativi proprio) delle Banche Centrali. Essi, si legge espressamente, “giocano certamente un ruolo nell’aumentare la quantità di contante in circolazione”.

Ora, per un attimo immaginiamo che domani i tassi si portassero improvvisamente al 2,50%. La gente avrebbe convenienza a ridurre la quantità di denaro in contante e a riversarlo in banca per guadagnare sugli interessi attivi.

C’è sempre almeno un però

Stiamo cercando di capire come vincere e fare scacco matto al re più amato dai consumatori.

A questo punto sorge spontaneo un quesito: perché allora non si procede immediatamente ad alzare i tassi? L’economia è nota per il suo essere una “scienza triste” perché spesso l’agire su una variabile porta quasi sempre ad altri effetti collaterali.

Alzare i tassi in un momento di forte repressione economica equivarrebbe al suicidio di un’intera economia. Si pensi ai milioni di imprenditori che hanno contratto mutui e prestiti per non fallire sotto il macigno della pandemia.

Ancora, si pensi ai grandi debitori: se gli attuali tassi salissero di 1-2-3 punti percentuali, per molti di essi sarebbe una Caporetto. Incluse le casse nazionali, che sulle emissioni dei titoli di Stato si ritroverebbero, dall’oggi al domani, una valanga di interessi passivi a carico.

Per la serie: sarebbe bello poter alzare i tassi, ma oggi i danni alla collettività sarebbero decisamente maggiori rispetto ai potenziali benefici.

Ecco dunque illustrato come vincere e fare scacco matto al re più amato dai consumatori. Infine, nell’articolo di cui qui il link illustriamo quanto valgono oggi 100mila euro ereditati nel 2010 e depositati su un c/c infruttifero.

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