Come si divide la pensione di reversibilità INPS tra coniuge ed ex coniuge?

Quando il lavoratore o il pensionato muore, come si divide la pensione di reversibilità INPS tra coniuge ed ex coniuge? Quali criteri si considerano per l’assegnazione della quota e quando l’ex moglie o marito può vantare tale diritto? Questi sono solo alcuni dei quesiti che spesso si pongono i Lettori relativamente al tema che riguarda la pensione ai superstiti. Ecco perché in questa breve guida gli Esperti di ProiezionidiBorsa spiegheranno alcuni aspetti specifici per meglio comprendere la questione di interesse.

Come funziona la pensione di reversibilità a coniuge ed ex coniuge?

Abbiamo spesso parlato della pensione ai superstiti come quella forma di trattamento che spetta ai familiari a carico del lavoratore o pensionato defunto. Questo trattamento di natura economica si distribuisce secondo delle precise regole e in base ad alcune specifiche percentuali come è possibile leggere qui. Esistono, tuttavia, delle situazioni in cui il defunto lasci non solo la moglie ma anche la ex moglie come eredi della pensione di reversibilità. Ebbene, come ci si regola in questi casi?

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Come si divide la pensione di reversibilità INPS tra coniuge ed ex coniuge? Una premessa doverosa riguarda un importante caso di esclusione dalla titolarità della pensione all’ex coniuge superstite. Difatti questi entra in gioco se e solo se non abbia successivamente contratto un altro matrimonio. In tal caso, altrimenti, la condizione di beneficio decadrebbe automaticamente.

I fattori che determinano il calcolo della percentuale di reversibilità a cui si ha diritto

Sulla base dei presupposti che prevede la legge, come si divide la pensione di reversibilità INPS tra coniuge ed ex coniuge dunque? In questi casi, dal momento che entrano in gioco altri possibili aventi diritto, come i figli, è compito del giudice stabilire le quote.

Secondo la recente ordinanza n. 25656/2020 della Cassazione, il calcolo dell’importo delle quote subisce l’influenza di questi fattori: la durata dei due matrimoni; le condizioni economiche delle due parti, come stabilisce la circolare INPS n. 147/2019; la portata dell’assegno di mantenimento per l’ex coniuge; la durata della convivenza more uxorio. Tenendo conto di questi elementi, il giudice stabilisce l’ammontare delle quote di ciascuno.

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