Come scegliere lo champagne migliore

Non è semplice orientarsi nella scelta dello champagne. Di solito si sceglie una bottiglia in base al prezzo e alla marca. Entrambi, però, non sempre sono garanzia di grande qualità, sia che si punti a etichette blasonate e costose che a quelle poco conosciute e/o economiche. Cerchiamo di capire, allora, come scegliere lo champagne migliore perché il risultato possa essere quanto, appunto, di meglio possibile perché incontri i propri gusti e la propria tasca. Una volta individuato, bisognerà procurarsi solo il bicchiere più adatto per degustarlo.

Le diverse tipologie

Gli champagne si dividono in due grandi categorie. Ci sono i blanc de blancs, prodotti al 100% con uve a bacca bianca chardonnay, e i blanc de noirs, ottenuti con uve a bacca nera, pinot noir e pinot meunier vinificate in bianco, a cui può aggiungersi una percentuale di chardonnay. A questa seconda categoria appartengono i rosè, che possono essere ottenuti sia mescolando vini bianchi e vini rossi – sempre della regione della Champagne – che lasciando le bucce delle uve nere a macerare a contatto del mosto dopo la spremitura. Gli champagne prodotti con uve della stessa annata vengono identificati come “Millésime” e questo è un primo indice di grande qualità e pregio (oltre che costo).

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Ancor più pregio acquista uno champagne millesimato composto da uve di un solo vigneto (Cru), specialmente se mono varietale (chardonnay piuttosto che pinot nero o pinot meunier). Sono 17 i comuni che hanno diritto di fregiarsi con l’appellativo di “grand cru” (il più pregiato) e 41 con quello di “premier cru”. Gli champagne sono “cuvée” quando vengono ottenuti con l’assemblaggio di uve provenienti da diversi cru, anche di annate differenti. In quest’ultimo caso sono chiamati “Sans année”. Questo procedimento assicura una continuità anno dopo anno delle caratteristiche qualitative e organolettiche (odore, colore, olfatto).

Il “dosage” negli champagne

Altra caratteristica che differenzia gli champagne è il “dosage”. Si tratta di una tecnica di rabbocco attraverso la quale, prima dell’imbottigliamento, si aggiunge allo champagne una miscela, il liqueur d’expédition. Il più delle volte si tratta di uno sciroppo composto da zucchero di canna e vini di annata (un tempo anche cognac e altri distillati). Lo scopo è, da un lato, quello di “addolcire” l’acidità molto elevata dello champagne, dall’altro, soprattutto se non millesimato, di donargli sfumature di aroma e gusto (il goût maison).

Per prodotti più ricercati la “liqueur” è invece composta esclusivamente da vino dello stesso lotto di rifermentazione. Proprio perché determina le caratteristiche organolettiche finali dello champagne, ogni produttore ha la sua ricetta segreta della miscela di rabbocco. Per la quantità di zucchero presente, il dosage, secondo il regolamento europeo, può essere in ordine di pregio: pas dosé o dosaggio zero, extra brut, brut, extra dry, sec, demi sec, doux. Questa è un’altra caratteristica che permette di orientare su come scegliere lo champagne migliore per la particolare occasione.

Il sistema immediato per identificare lo champagne

Sull’etichetta delle champagnotte, le tipiche bottiglie di champagne, è obbligatorio indicare con una sigla di due lettere l’organizzazione professionale dell’imbottigliatore. Di solito questa appare a caratteri maiuscoli ed è l’indicazione più importante per definire qualità e valore e, quindi, indica di per se come scegliere lo champagne migliore. Le bottiglie con la sigla “NM” (négociant-manipulant) arrivano da una cantina che compra le uve e le assembla per elaborare e commercializzare il vino. In genere si tratta di champagne pregiati, prodotti dalle maison dai nomi più blasonati, ma anche, di solito, i più commerciali. RM (récoltant-manipulant) indica vignaioli che elaborano e commercializzano solo le proprie uve e i prodotti finali sono considerati di grande qualità e ricercatezza.

Si tratta in genere di prodotti di nicchia per intenditori o per quanti non amano appiattirsi sui grandi marchi. Gli champagne elaborati da gruppi di produttori diversi sono indicati con la sigla CM (coopérative de manipulation). Si tratta di prodotti non eccellenti dal punto di vista qualitativo ma accettabili. Ci sono poi i casi in cui i viticoltori danno le proprie uve a una cooperativa che esegue la vinificazione e restituisce quindi le bottiglie pronte per essere commercializzate (RC, récoltant-coopérateur). Infine, le sigle ND (négociant-distributeur) e MA (marque d’acheteur) indicano la semplice commercializzazione. Un commerciante acquista le bottiglie e le mette in vendita con il proprio marchio.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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