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Come scegliere il migliore Buono fruttifero postale in base al tempo e al rendimento?

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L’argomento che oggi affronterà la Redazione di ProiezionidiBorsa metterà a fuoco il dubbio di migliaia di piccoli risparmiatori. Stante il livello bassissimo dei tassi d’interesse, come scegliere il migliore Buono fruttifero postale in base al tempo e al rendimento?

Oggigiorno la risposta è semplice solo in parte. Scopriremo, infatti, che la decisione finale poggia sull’equilibrio, peraltro fluido, di più parametri combinati insieme.

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I parametri attorno ai quali ruota la scelta

Ogni risparmiatore prima di allocare parte o tutti i suoi risparmi valuta sempre tutta una serie di parametri di base. In linea di massima, i criteri di base analizzati dal nostro ipotetico risparmiatore saranno i seguenti:

a) la solidità dell’emittente;

b) il grado di rischio del prodotto prescelto;

c) la garanzia del ritorno del capitale;

e) la durata dell’investimento;

f) il rendimento offerto o comunque atteso.

Analisi delle prime tre variabili

Considerando i primi due parametri, non vi è dubbio che i Buoni si possano ritenere abbastanza affidabili. Essi sono emanati da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e distribuiti da Poste Italiane, per il tramite delle rete degli uffici territoriali e il canale online.

Dunque, la presenza dello Stato, come garante di questi titoli, concede un’elevata garanzia.

Il rimborso di questi prodotti può avvenire in qualsiasi momento: a scadenza naturale o anche molto prima. Il rimborso è garantito da CDP sempre al 100%  del valore nominale sottoscritto. Quindi, nessun rischio di minusvalenza, come invece può avvenire per i titoli di Stato.

Tempo e rendimento dei Buoni

Dunque, se i primi tre fattori non destano motivi di perplessità, al risparmiatore non resta che impostare il giusto rapporto tempo/rendimento.

Qui, tuttavia, giungono le sorprese in questi anni di tassi quasi nulli. I rendimenti offerti, infatti, non rendono giustizia al tempo d’impiego dei propri risparmi.

Alcuni esempi: il Buono 3X4, durata totale dodici anni, offre un rendimento annuo lordo a scadenza dello 0,50%. Il Buono ordinario (durata venti anni), corrisponde lo 0,30% annuo lordo a scadenza. Infine, il Buono Risparmio Semplice (durata quattro anni) ha rendimento annuo lordo standard a scadenza dello 0,25%.

Ognuno di essi presenta differenziazioni che tralasciamo di esporre perché non attinenti allo scopo del nostro quesito. Tuttavia, è evidente l’enorme squilibrio tra il tempo d’impiego dei risparmi e il rendimento percepito.

In molti casi basterebbe già un’inflazione allo 0,50% annua per uscire in perdita sul capitale reale. Mancherebbe, insomma, un giusto premio per il rischio corso in termini d’inflazione. Perché, se oggi è bassa, non è detto lo sarà anche tra due, cinque o nove anni.

Il fattore tempo determina la scelta

Stante il sostanziale appiattimento dei tassi, per il piccolo risparmiatore la partita del prodotto da scegliere si gioca tutto sul fattore tempo. A pensarci bene, si tratta forse dell’ultimo ma anche unico parametro più importante da considerare. Esso, infatti, va collegato alle nostre concrete esigenze ed in particolare valgono queste regole auree:

a) se l’intenzione è di avere del denaro disponibile nel giro di qualche anno, allora la convenienza potrebbe ricadere su uno strumento di breve periodo.

Cioè che ci consenta di avere pur sempre un guadagno, sia pure minimo e risibile, ma che in compenso abbia durate contenute. Se pensiamo di ritirare i soldi tra 3-5  anni, meglio allora scegliere il Buono Ordinario;

b) discorso inverso se, invece, dobbiamo parcheggiare liquidità che sappiamo già oggi che verosimilmente non andremo a toccare (quasi) mai. In simili circostanze, i Buoni con durata più lunga offrono indubbiamente rendimenti “maggiori”.

Ecco, in estrema sintesi, una buona bussola su come scegliere il migliore Buono fruttifero postale in base al tempo e al rendimento.

In quest’articolo, infine, poniamo a confronto il rendimento di lungo periodo tra un Buono fruttifero e un BTP.

 

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