Come proteggere i soldi dal rischio dell’inflazione

L’emergenza coronavirus fa scattare la prime scintille sui prezzi. I dati sulle quotazioni di frutta e verdura in Italia hanno fatto nascere il timore, fondato, per una ripresa dell’inflazione. Un timore reale e difendersi da un incremento generalizzato del costo della vita potrebbe diventare presto una necessità. Vediamo quindi come proteggere i soldi dal rischio dell’inflazione.

Dopo anni torna la paura dell’inflazione

In Italia la mancanza di approvvigionamento di alcuni beni come frutta e ortaggi, ha fatto tornare una paura oramai dimenticata, quella dell’inflazione. Il primo allarme arriva da Coldiretti che denuncia come gli aumenti di frutta e verdura a marzo siano cresciuto di 40 volte rispetto all’inflazione dell’ultimo anno, pari allo 0,4%. Ma che nel mese di marzo è stata negativa dello 0,1%.

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Anche il prezzo del grano è iniziato a salire, materia prima fondamentale per le farine alla base di pasta e pane. L’associazione dei coltivatori calcola che nell’ultimo mese sia aumentato del 10%.

La paura è che adesso l’inflazione rialzi la testa. Un rischio che, anche a causa del forte rallentamento dell’economia nel nostro Paese, ci eravamo scordati da tempo.

Come proteggere i soldi dal rischio dell’inflazione

L’inflazione è pericolosa perché erode il reddito e i risparmi riducendo la capacità di acquisto. Se sul fronte del reddito poco si può fare, ma dal lato del risparmio ci sono strumenti che permettono di difendere i soldi dall’inflazione. Tra i titoli di Stato esistono due categoria di obbligazioni governative che hanno lo scopo di difendere l’investimento dall’aumento dei prezzi. Sul mercato MOT di Borsa italiana, quello dedicato alle obbligazioni, sono quotati BTP legati all’indice dell’inflazione italiane e all’indice dell’inflazione nella Unione Europea. Funzionano esattamente come dei BTP classici, ma hanno un meccanismo interno che lega il rendimento all’andamento dell’inflazione. Più il costo della vita sale e più il rendimento cresce.

La differenza tra i due tipi, oltre all’indicizzazione a due inflazioni diverse, è anche nel meccanismo dell’indicizzazione stessa. Per i BTP legati all’inflazione italiana (Inflation Linked), l’adeguamento avviene ogni sei mesi attraverso il flusso cedolare. Le cedole non sono fisse ma cambiano in funzione del costo della vita in Italia. Per i BTPEi la variazione dell’inflazione nell’area euro viene conteggiata a scadenza, attraverso il valore nominale rivalutato.

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