Come mettere il turbo al portafoglio con i titoli obbligazionari

Il settore azionario sembra vivere un particolare momento di grazia, seppure in un contesto di debolezza economica. La stessa cosa non si può certo dire lo stesso per il reddito fisso. Impostare un portafoglio obbligazionario oggi non è un esercizio facile. Dopotutto siamo in una fase così particolare, di crescita esangue e tassi bassi o prossimi allo zero. Come mettere il turbo al portafoglio con i titoli obbligazionari, quindi? Nei prossimi mesi i rendimenti dei titoli governativi nei Paesi core dell’Eurozona, degli USA e del Giappone dovrebbero restare su livelli molto bassi o negativi. E le politiche monetarie e fiscali di sostegno dovrebbero finire per ridurre anche il premio al rischio per i Paesi europei periferici.

In questa situazione, la ricerca di rendimento porta a spostare l’attenzione sul credito e le obbligazioni corporate. Titoli obbligazionari che saranno anch’essi sostenuti dai programmi di acquisto delle banche centrali. Ma sui quali dovranno essere tenuti d’occhio i possibili default in un contesto economico non ancora solido. Soprattutto nella categoria high yield, cioè quella dell’alto rendimento. Ben sapendo che a maggior rendimento equivale maggior rischio, anche tra le obbligazioni. O sui titoli obbligazionari emergenti, dove si possono trovare rendimenti maggiori. Anche se selezione e diversificazione sono fondamentali.

Ma ci sono anche i bond subordinati e ibridi. O altre tipologie di prodotti che offrono un profilo interessante in termini di rendimento o di comportamento in determinate situazioni. Oppure, ancora, corporate bond di società attive in settori attraenti e in crescita, e quindi meno esposte a probabili default. Come la tecnologia e l’healthcare, per esempio.

Come mettere il turbo al portafoglio con i titoli obbligazionari

Nell’attuale situazione possono emergere opportunità tra i cosiddetti “angeli caduti”. Si tratta di società che hanno perso di recente il rating investment grade. Questo a seguito dell’ondata di declassamenti partita dalle agenzie di rating post emergenza Covid. Il 2020, finora, ha già registrato il record di declassamenti sotto il livello “investment grade” avvenuti in un singolo anno. Lo ha fatto superando quanto registrato nel 2002, nella grande crisi finanziaria del 2009 e nel crollo delle commodity del 2015.

Sono meno rischiose, invece, le obbligazioni indicizzate all’inflazione. Che sono titoli di Stato concepiti per proteggersi dall’inflazione, con capitale e interessi che sono ancorati al tasso di inflazione stesso. Titoli obbligazionari che possono rappresentare un’opportunità convincente nell’attuale contesto. Potrebbe anche essere il momento di puntare sui bond convertibili. Che sono una asset class che da un lato offre una maggiore protezione agli investitori, come caratteristica intrinseca delle obbligazioni. E che dall’altro è in grado di performare quando i corsi azionari salgono, ammortizzandone le cadute grazie all’adeguamento automatico della parte esposta al mercato azionario. In questo modo riducendo la volatilità.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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