Come gestire gli investimenti su BTP e titoli di Stato ormai coi rendimenti al minimo?

In questo nostro precedente articolo abbiamo parlato della situazione, ormai critica, dei rendimenti dei titoli di Stato. I tassi sono, ormai, tra il negativo e l’irrisorio.

A detta degli analisti finanziari, risultano troppo miseri per un paese emittente come il nostro, con un debito pubblico monstre. In questo scenario poco allegro, il piccolo risparmiatore si chiede come gestire gli investimenti su BTP e titoli di Stato ormai coi rendimenti al minimo. Procediamo.

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La beffa da evitare coi rendimenti al minimo

La triplice beffa tassativamente da non subire è la seguente:

a) privarsi dei propri soldi per tot anni, senza portare a casa nulla in termini di rendimento;

b) peggio ancora, subire nel medio periodo la beffa di una possibile rinascita dell’inflazione;

c) perdersi occasioni migliori offerte, nel frattempo, dal mercato.

Come gestire adesso gli investimenti

Molteplici e modulabili le ipotesi sul campo. Il punto di partenza è, tuttavia, possedere un’ottima conoscenza dei mercati. In alternativa, interpellare un fidato consulente finanziario indipendente.

Dunque, vendere, tenere o comprare?

A chi decide di vendere potrebbe capitare di portare a casa delle plusvalenze. Specie se ha acquistato, in emissione, o sotto 100 o, comunque, in tempi in cui i rendimenti erano migliori degli attuali.

Giusto per fare un piccolo esempio, il BTP maggio 2025 scambia all’incirca in area 104,90-105. Se acquistato in emissione, si potrebbe portare a casa un rendimento netto (dalla ritenuta) intorno al 4,35%. A cui, però, vanno tolte le commissioni di vendita all’intermediario. In sostanza, non sarebbe niente male se si pensa che sono passati appena cinque mesi.

Quale potrebbe essere il problema in questi casi? Il fatto che, se il risparmiatore cerca simili soluzioni in cui reinvestire, il mercato al momento non ne offre di interessanti.

Mantenere i BTP in portafoglio?

Chi ha scarsa propensione al rischio, e aveva già comprato su scadenze medie, potrebbe anche provare a mantenere. Anche in questo caso, il problema è che mancano valide alternative per quei profili di risparmiatori a scarsa propensione al rischio.

Di certo, non vanno nutrite grandi speranze in termini di rendimenti conseguibili. Si tengono parcheggiati i soldi, si pagano le spese e, si spera, ci si protegge dall’inflazione e stop.

Se poi quest’ultima dovesse ritornare in vita, allora, anche sulle scadenze medie, i rendimenti effettivi potrebbero essere negativi.

È il momento di comprare?

Stiamo sempre cercando di capire come gestire gli investimenti su BTP e titoli di Stato ormai coi rendimenti al minimo.

Passiamo, adesso, a considerare il punto di vista di chi starebbe pensando di acquistare. È il momento giusto, ne vale la pena, il profilo rischio-rendimento è allettante?

Chi sta valutando il buy deve mettere in conto che, fino alle scadenze sui quattro anni, i rendimenti sono negativi. A cui vanno, inoltre, aggiunti i costi di commissione e dell’inflazione. Insomma, una vera e propria Caporetto.

Per spuntare tassi intorno allo 0,50% bisogna comprare titoli a scadenza intorno agli otto anni circa. Invece, si riesce a portare a casa un 1% di rendimento dalle scadenze sui quindici anni in poi.

Domanda: ha senso impegnare per così tanto tempo i risparmi per tassi che non rendono giustizia ai rischi corsi? Ossia il fatto che l’emittente, il Tesoro italiano, parte con livelli di debito elevati. A cui va aggiunto anche il fatto che la ripresa negli anni a venire è tutta da dimostrare.

Ognuno ponderi come meglio sa o meglio può.

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