Come funziona la pensione di reversibilità

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Come funziona la pensione di reversibilità e quando si ha diritto a tale trattamento? Molto spesso i familiari dell’ex lavoratore o pensionato si domandano se possano accedere a tale trattamento e come funziona. In questo articolo troverete una guida sugli aspetti più importanti relativi alla pensione di reversibilità.

Cosa cambia tra ex pensionato ed ex lavoratore?

Prima di addentrarci nelle questioni relative a importi e percentuali che spettano, è bene porre una distinzione fondamentale tra pensione di reversibilità e pensione indiretta. Come funziona la pensione di reversibilità in questi casi?

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La pensione di reversibilità è quel trattamento che spetta al familiare o ai familiari di un ex pensionato defunto. La pensione indiretta, invece, è quella che il familiare percepisce da un ex lavoratore, non ancora pensionato, ormai defunto. Questo è quanto stabilisce l’art. 22 legge 903/56. In quest’ultimo caso, non sempre si acquisisce il diritto alla pensione indiretta. Come stabilisce la legge, è necessario che l’ex lavoratore abbia maturato un certo numero di ore di lavoro prima del decesso.

Per ottenere la reversibilità bisogna inviare una formale richiesta all’Inps

Fatte queste necessarie premesse, possiamo dire che la pensione di reversibilità è un trattamento che si riserva ai superstiti del pensionato orami deceduto. È l’Inps stesso ad erogare il trattamento pensionistico dietro una specifica richiesta da parte dell’interessato. Questo significa che non si tratta di una forma di pagamento che scatta in maniera automatica ma c’è bisogno che la persona interessata inoltri una specifica richiesta. La persona interessata ha tempo 10 anni per inoltrare una richiesta all’Inps. Una volta che trascorre tale limite di tempo, decade il diritto di richiesta e gli importi non riscossi cadono in prescrizione.

Come funziona la pensione di reversibilità e a chi spetta?

Prima di procedere con la richiesta, però, è necessario verificare che si posseggano i requisiti per l’ottenimento dell’assegno. I superstiti che hanno diritto alla reversibilità sono i seguenti:

il coniuge, anche se è separato o divorziato, purché non abbia contratto un nuovo matrimonio. In caso di separazione o divorzio deve essere titolare di assegno di mantenimento;

A) i figli minorenni o, se studenti universitari, fino a 26 anni. I figli inabili ereditano il diritto indipendentemente dalla loro età;

B) i nipoti minori se questi risultano a carico del pensionato al momento del decesso;

C) i genitori over 65 del defunto, non titolari di pensione, se non è presente il coniuge o i figli e se risultano a carico del defunto;

D) in assenza di queste figure, subentrano i fratelli a carico del defunto. Questi risultano sempre beneficiari se inabili o non titolari di pensione.

Dal momento che esiste una certa gerarchia nell’attribuzione del diritto, è utile sapere anche che esistono delle variazioni sugli importi. Infatti, la percentuale di pensione di reversibilità a cui si ha diritto varia in base alla situazione familiare e al beneficiario. Un quadro chiaro sulla quota che spetta in base al beneficiario è consultabile qui.

In base a quanto abbiamo descritto, dunque, per ottenere la pensione di reversibilità è importante: verificare da subito il possesso dei requisiti e, in caso positivo, inoltrare una richiesta formale all’Inps.

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