Come funziona il diritto di recesso?

Come funziona il diritto di recesso? Spesso la pubblicità ci incoraggia all’acquisto di un bene o servizio garantendoci sulla facoltà di recesso dallo stesso entro un certo periodo di tempo? Questo è insieme tanto uno strumento di marketing dell’azienda che lo propone, quanto un diritto stabilito dapprima in sede europea. Che poi è stato recepito in Italia anche dal decreto legislativo n. 206 del 6/09/2005. Vediamo di comprendere meglio come funziona il diritto di recesso.

Il c.d. “diritto di ripensamento”

Quello che comunemente va sotto il nome di “diritto di recesso” nel gergo giuridico è il c.d. “diritto di ripensamento”. Si tratta di un periodo di 2 settimane entro cui un acquirente può ripensare (senza penali) al suo acquisto e vuol tornare indietro sui suoi passi. Se si tratta di un oggetto, questo sarà consegnato al domicilio di chi ce lo ha venduto (i 14 giorni decorrono da quando il bene lo si riceve). Se invece si tratta di un servizio, questo non deve essere stato già erogato (qui le 2 settimane partono dalla data di chiusura del contratto).

Per il suo esercizio non viene richiesto alcuna particolare e specifica motivazione. E ricorre ogniqualvolta sussistono tre condizioni: 1) a comprare deve essere un consumatore finale. 2) A vendere deve essere un soggetto che faccia sempre questo di professione. 3) La compravendita è avvenuta al di fuori di un negozio fisico tradizionale, come appunto nel caso di internet o delle televendite.

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Come si esercita

Nei termini visti per il caso dei beni e dei servizi, l’acquirente ne darà comunicazione al venditore dell’intento di voler recedere. Sarà meglio percorrere una forma che consenta di conservare traccia della prova dell’invio del bene. Ad esempio potrà usare una raccomandata a.r., o una Pec, o un fax seguito, nelle 48 ore successive, dalla raccomandata. Dal canto suo l’azienda o professionista che ha ricevuto il recesso ha il dovere, nelle due settimane successive al ricevimento dello stesso, a rimborsare tutto. Si utilizzerà lo stesso metodo di pagamento usato per l’acquisto, a meno che il consumatore non scelga diversamente. Dal canto suo l’acquirente provvederà, sempre nelle due settimane di tempo, a restituire tutto quanto ha ricevuto. Sia per chi vende sia per chi compra farà sempre fede la data di spedizione e non quella di ricevimento.

Come funziona il diritto di recesso

Se l’acquirente rinuncia al prodotto al momento della consegna del postino, non la ritira e comunica la sua intenzione al venditore. Le spese di trasporto sono a carico di chi vende. Se invece la rinuncia avviene dopo l’accettazione, i costi di spedizione sono a carico del consumatore. Se invece i beni per loro stessa natura non possono essere restituiti per posta, sarà il venditore a “passare a ritirare”. L’acquirente è poi responsabile di qualsiasi perdita di valore del bene quale diretta conseguenza di una sua manipolazione del bene.

Infine, il diritto di recesso è escluso per legge in tutta una serie di casi. Tra essi ricordiamo solo i più ricorrenti: 1) vendita di prodotti finanziari il cui prezzo è legato all’andamento del mercato. 2) Beni che deperiscono rapidamente. 3) La fornitura di beni che, una volta consegnati e aperti, si “mescolano” per loro natura con gli altri beni. 4) La fornitura di periodici, giornali e riviste, tranne i contratti di abbonamento. 5) Il servizio di trasporto beni, il noleggio di autovetture, i servizi di catering o che concernono il tempo libero, nel caso in cui il contratto preveda una data o un periodo di esecuzione specifica. 6) I contratti chiusi mediante un’asta pubblica.

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