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Come evitare una pesante tassa sulla ricchezza? In questo modo

Lo Stato è sempre a caccia di risorse economiche per mandare avanti l’enorme macchina statale, come pensioni, stipendi della pubblica amministrazione, servizi sanitari. Ma se le entrate calano, come in questo periodo di emergenza Covid-19, e i costi salgono, le casse rischiano di prosciugarsi. E allora per correre ai ripari lo Stato deve fare nuovo debito. Oppure può mettere le mani nelle tasche dei contribuenti. E allora come evitare una pesante tassa sulla ricchezza? Ce lo dice la Consob

Chi sono Consob e Savona
Nella relazione annuale il presidente della Consob, Paolo Savona, ha dato un suggerimento a tutti gli italiani preoccupati che una tassa sulla ricchezza potesse colpire i loro risparmi. Prima di illustrare il suggerimento (alcuni commentatori lo hanno definito un avvertimento), è utile spiegare cosa fa Consob e ricordare chi è Paolo Savona.

Consob è la Commissione nazionale per le società e la Borsa, con mission la tutela degli investitori, garantendo efficienza e trasparenza sul mercato mobiliare. A guidarla è Palo Savona, noto economista con posizioni abbastanza critiche verso l’euro. Savona è stato Ministro nel primo Governo Conte, prima di essere stato nominato alla presidenza della Consob

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Come evitare una pesante tassa sulla ricchezza? In questo modo

Nell’ultima relazione annuale Paolo Savona si è soffermato a lungo sulla ricchezza degli italiani e sullo stato del debito in Italia. Secondo la relazione, gli italiani al 31 dicembre del 2019 detenevano quasi 4450 miliardi tra valori finanziari e immobiliare. Una enorme ricchezza che potrebbe risolvere in un solo colpo le pene debitorie dell’Italia.

Savona in un passo della relazione Consob, auspica che parte di questo risparmio possa essere impiegato per sostenere il debito dell’Italia. La via che indica è quella delle obbligazioni irredimibili. Titoli senza scadenza, con un rendimento massimo del 2% e senza imposte fiscali. Sarebbe interesse, chiosa il presidente Consob, per i cittadini risparmiatori, partecipare alla sottoscrizione dei titoli irredimibili. Perché tale partecipazione impedirebbe “che costi e vincoli possano essere imposti al Paese se non si raggiungessero i rapporti di debito pubblico/PIL concordati”.

Un invito, neanche troppo velato, a comprare titoli di debito pubblico

L’ultima frase si potrebbe tradurre liberamente così. Nel caso i conti sfuggissero al controllo, per reperire risorse l’Italia potrebbe pagare alti costi (come patrimoniali, prelievi forzosi, tasse varie). E si potrebbero applicare anche vincoli di spesa (come riforme dolorose). Se ne deduce che per evitare tassazioni sulla ricchezza, meglio sottoscrivere titoli di debito pubblico. Meglio ancora se senza scadenza.

Per chiudere Savona aggiunge, “la sottoscrizione di obbligazioni irredimibili sarebbe ovviamente volontaria”. Anche perché, aggiungiamo noi, una sottoscrizione obbligatoria si configurerebbe come prestito forzoso.

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