Come evitare i controlli del Fisco con gli investimenti?

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Come evitare i controlli del Fisco con gli investimenti? Vi piacerebbe non pagare le tasse sul capital gain, cioè su quanto guadagnate investendo in titoli azionari e/o obbligazionari? Od anche altri strumenti finanziari, ça va sans dire… A chi non piacerebbe? Beh, sappiate che, purtroppo, non si può. Anche se può dar luogo a dei mal di pancia, pagare le tasse sulle rendite finanziarie è un preciso obbligo e dovere. Perché si pagano tasse sulle azioni e sulle obbligazioni, come ben dovreste sapere. Ma anche sui titoli di Stato (italiani ed esteri), sui conti correnti, libretti e conti deposito. E ancora fondi, ETF e tutti gli strumenti derivati.

Ed essere aggiornati sulle tasse sugli strumenti finanziari diventa essenziale per evitare di incappare in poco piacevoli sorprese da parte del fisco. Quindi, se non è possibile evitare i controlli del Fisco con gli investimenti, è una buona cosa essere informati.

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Quali leggi regolano il pagamento delle rendite finanziarie in Italia?

Il riferimento è una norma ben precisa, ossia il Decreto Legge 66/2014, che è entrato in vigore a partire dal primo luglio 2014. E’ quel decreto (convertito in legge), ad aver portato la tassazione sulle rendite finanziarie in Italia dal precedente 20% al 26% (art. 3 e 4). Oggi la ritenuta fiscale sulla maggior parte degli strumenti finanziari è pari al 26%, anche se non mancano delle eccezioni. Tipo i titoli di Stato, tassati invece al 12,5%.

Precisiamo subito che se avete una qualsiasi somma impegnata in vari strumenti finanziari, non dovrete pagare tasse su quel denaro, e quindi sul capitale. Le tasse sulle rendite finanziarie in Italia, infatti, vengono applicate essenzialmente in due ambiti. Ad essere tassata è la quota relativa alla plusvalenza sulla compravendita, e la quota relativa ai risultati dell’investimento. Sono quindi tassati i guadagni in conto capitale ed i dividendi per quanto concerne le azioni e gli interessi per i titoli di Stato.

Come evitare i controlli del Fisco con gli investimenti?

E’ davvero impossibile non pagare le tasse, in questo ambito? Sì, certo. Ma, come detto, è bene sapere quanto si deve pagare, per evitare problemi. Quindi ecco un utile riassunto tabellare.

  • Azioni: 26%
  • Titoli di Stato e strumenti paritari: 12,5%
  • Conti correnti, libretti e depositi: 26%
  • Fondi comuni di investimento e ETF: 26%
  • Derivati di ogni tipo: 26%

Quale è il meccanismo di applicazione della tassazione sulle rendite finanziarie?

E’ compito dell’investitore, e del suo commercialista, stabilire come pagare le tasse sugli strumenti finanziari. Le strade a disposizione sono due: si può scegliere il regime dichiarativo, oppure quello amministrato. Una strada esclude l’altra. Nel regime amministrato tocca alla banca. L’istituto presso il quale è attivo il proprio conto titoli farà praticamente tutto in vece del cliente. Sarà quindi essa che, in modo automatico, procederà al calcolo delle aliquote ed a provvedere al pagamento delle tasse al fisco. Nel regime dichiarativo dovrà essere l’investitore a provvedere ai calcoli, e quindi inserire il dovuto in dichiarazione dei redditi. Al dichiarante l’obbligo, come imposto delle leggi in vigore, di conservare tutta la documentazione per un periodo di tempo di almeno 5 anni.

Da queste descrizioni si evince come il regime amministrato convenga di più rispetto a quello dichiarativo. Nel primo, infatti, è la banca a fare tutto, mentre nel secondo le incombenze fiscali spettano all’investitore.

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