Come dobbiamo difenderci contro i controlli bancari dell’Agenzia delle Entrate quando riceviamo bonifici?

I controlli dell’Agenzia delle Entrate possono scattare sia in virtù dei bonifici che facciamo che di quelli che riceviamo. Sicché, l’allerta deve essere sempre massima per tutti gli spostamenti di danaro che facciamo sui nostri conti correnti.

Il rischio di subire un accertamento si fa concreto quando le movimentazioni non vengono riportate nella dichiarazione dei redditi. A quel punto, si resta esposti alla possibilità che il Fisco giunga a chiedere chiarimenti sui pagamenti ricevuti e non dichiarati.

Naturalmente, il secondo elemento di rischio è rappresentato dall’ammontare delle somme ricevute. Tuttavia, questo indice vale solo a livello statistico. Infatti, nulla esclude che l’accertamento si possa subire ugualmente anche per movimentazioni di qualche migliaio di euro.

Infatti, il Testo Unico sulle Imposte sui Redditi stabilisce che tutti gli accrediti sul conto corrente si presumono essere redditi. Quindi, come tali, sono tassabili. A fronte di ciò, vediamo come dobbiamo difenderci contro i controlli bancari dell’Agenzia delle Entrate quando riceviamo bonifici.

Come dobbiamo difenderci contro i controlli bancari dell’Agenzia delle Entrate quando riceviamo bonifici?

A fronte delle presunzioni come quella indicata, sarà il contribuente a dover fornire la prova contraria. Ma in cosa consiste la prova contraria che deve fornire il correntista per difendersi dell’accertamento dell’Agenzia delle Entrate?

Ebbene, anzitutto il contribuente dovrà difendersi innanzi alla Commissione Tributaria, una volta notificatogli l’accertamento. Se, infatti, in via preliminare, l’Agenzia ritiene che le giustificazioni non siano fondate o sufficienti, non ci sarà altro da fare.

Sicché, le uniche giustificazioni che lo scagioneranno sono: o che i soldi non dichiarati sono il frutto di redditi esenti da tassazione – e tali sono le donazioni, i rimborsi spese, le vendite di oggetti usati, i risarcimenti del danno – oppure dovrà dimostrare che quei soldi gli sono stati versati già al netto delle imposte. Cioè sono già tassati mediante ritenuta alla fonte, come le vincite al gioco.

Problema

Tuttavia, il problema potrebbe sorgere se della donazione non ci sia traccia scritta, con data certa. Infatti, per difendersi occorre un documento avente data certa, come quella attestata da un pubblico ufficiale.

In difetto, occorrerà pagare le tasse sulla somma, anche se in ipotesi non sarebbero dovute trattandosi di una donazione.

Il tutto, però, a meno che l’accertamento non intervenga dopo 5 anni, nel qual caso basterà sollevare la prescrizione. L’Agenzia delle Entrate, infatti, ha tempo 5 anni per fare l’accertamento fiscale.

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