Come diabete crisi ipoglicemiche e mortalità sono temi delicati trattati anche dal cinema

È doveroso, prima di cominciare a fare qualsiasi considerazione in merito, sottolineare come il cinema non abbia alcuna pretesa o valenza educativa in campo medico.

Il racconto cinematografico è costruito esclusivamente per emozionare. Ci identifichiamo coi personaggi, li rifiutiamo, li amiamo e odiamo. Suscitano discussioni e riflessioni.

Il tema della malattia nel cinema ha tre scopi principali:

  1. rappresentare una storia di successo in cui il protagonista/eroe sconfigge i propri limiti;
  2. fornire una svolta narrativa in cui la malattia è un espediente che complica e movimenta l’azione nel racconto;
  3. porre un avvertimento morale. La malattia è frutto di una trasgressione etica all’interno della comunità o della famiglia.

A questo scopo gli sceneggiatori e registi si avvalgano quasi sempre di consulenti medici per trattare i temi più delicati. Ma le imprecisioni e i racconti romanzati hanno la meglio sulla veridicità tecnica scientifica.

Come diabete crisi ipoglicemiche e mortalità sono temi delicati trattati anche dal cinema

Il diabete non è certo la malattia preferita dagli sceneggiatori. Questo perché offre meno spunti “drammatici” da rappresentare. Ricordiamo che quando la glicemia è sotto controllo, il malato conduce una vita normale. Non è pertanto una patologia “visibile”.

Se pensiamo ai film horror, si presta maggiormente una malattia altamente contagiosa come quella trasmessa dagli zombie. Nella fantascienza invece il virus alieno si insinua nel corpo e lo divora dall’interno. Perfetta metafora del cancro.

C’è un film però che ha lasciato un’impronta nella storia del cinema: “Fiori d’acciaio” (1989 diretto da Herbert Ross). Qui Julia Roberts è la giovane figlia della protagonista, malata di diabete che accetta di portare a termine una sconsigliata gravidanza e muore di insufficienza renale.

Memorabile la straordinaria scena in cui la Roberts ha una crisi ipoglicemica mentre è al salone di bellezza con la mamma e le sue amiche. L’impatto emotivo è altissimo e se anche qualcuno ha criticato la drammatizzazione dell’evento, ricordiamo che lo sceneggiatore ha vissuto la medesima esperienza all’interno della sua famiglia.

Il cinema e la malattia

Se come si è detto nella premessa, il cinema non si prefigge lo scopo di diffondere la cultura medica, però non si può non considerare la valenza dell’impatto emotivo suscitato.

Ecco perché film come questo vanno visti per riflettere sulla malattia. Il pathos che tiene incollato lo spettatore dall’inizio alla fine è utilissimo al fine di innescare una riflessione profonda. Ma non è solo attraverso il dramma che si raggiunge lo scopo, infatti il racconto è sapientemente interrotto da scene di una comicità assoluta e dirompente ancora più potente poiché la risata nasce dalla lacrima.

Ecco come diabete crisi ipoglicemiche e mortalità sono temi delicati trattati anche dal cinema allo scopo di emozionare e fare riflettere sulla malattia.

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