Come chiedere correttamente il contributo a fondo perduto e ricevere il bonifico da 1.000 euro a 150.000 euro dall’Agenzia delle Entrate

La macchina delle erogazioni a fondo perduto legate al Decreto Sostegni (D.L. n. 41/2021) è già partita dallo scorso 30 marzo. Da fine marzo, infatti, è possibile inoltrare la domanda secondo il modello, le istruzioni ed il provvedimento pubblicati dall’Agenzia delle Entrate (AdE).

Tuttavia, per essere sicuri del bonifico occorre rientrare tra gli aventi diritto e non commettere errori nella compilazione della relativa domanda. A tal proposito vediamo come chiedere correttamente il contributo a fondo perduto e ricevere il bonifico da 1.000 euro a 150.000 euro dall’Agenzia delle Entrate.

I diversi tipi di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate

Partiamo anzitutto dicendo che il termine ultimo di presentazione della domanda è fissato per il 28 maggio prossimo. Manco a dirlo, la domanda va inoltrata solo online collegandosi al portale “Fatture e corrispettivi” del sito dell’AdE.

Detto ciò, le tipologie di controlli a cui è sottoposta la domanda di contributo a fondo perduto attengono a:

a) controlli formali circa la completezza e regolarità dei dati inseriti;

b) l’ammontare dei ricavi;

c) i controlli riguardanti il calo del fatturato;

d) infine quelli che riguardano l’IBAN.

Entriamo nel dettaglio su come chiedere correttamente il contributo a fondo perduto e ricevere il bonifico da 1.000 euro a 150.000 euro dall’Agenzia delle Entrate

La macchina dei controlli parte dunque anzitutto da quelli di natura formale. Si tratta dei dati che attengono alle generalità del richiedente e della relativa attività economica. È il caso del numero di partita IVA, del codice fiscale, delle eventuali iscrizioni particolari, etc.

Eventuali errori di scritturazione determineranno il rilascio di una ricevuta di scarto della domanda. In altri termini, zero ristori.

I controlli formali sono l’anticamera delle successive verifiche che svolgerà l’AdE nel corso della presa in carico della pratica.

Il primo tipo di controlli per il bonifico a fondo perduto dell’AdE

Chi inoltra domanda all’AdE deve porre particolare attenzione affinché il cumulo dei ricavi o dei compensi del 2019 non ecceda la soglia dei 10 milioni di euro. Esso costituisce infatti un requisito obbligatorio per l’accesso alla misura.

Si pensi ad esempio al caso in cui il richiedente svolga più attività contestualmente. In tal caso è necessario che la sommatoria dei compensi o ricavi di tutte le attività non vadano oltre i 10 milioni di euro.

A tal fine basterà fare riferimento ai modelli della dichiarazione dei redditi presentati nel 2020 per avere contezza dell’ammontare dei ricavi del 2019.

Diverso invece il discorso per le persone fisiche, le società semplici, gli enti non commerciali titolari di reddito agrario e attività agricole connesse. In questi casi, infatti, il riferimento è all’ammontare del volume d’affari del modello di dichiarazione IVA del 2020.

Illustriamo come chiedere correttamente il contributo a fondo perduto e ricevere il bonifico da 1.000 euro a 150.000 euro dall’Agenzia delle Entrate

Il secondo blocco dei controlli AdE rimanda direttamente al calo del fatturato e che non coinvolge chi ha aperto la partita IVA dopo il 1° gennaio 2019. Chi presenta l’istanza di ristoro deve aver registrato un calo del 30% della media mensile del fatturato del 2020 sulla media del 2019.

Per calcolare la media mensile del fatturato 2019 e 2020 basterà dividere per 12 (mesi) l’importo complessivo del fatturato e dei corrispettivi realizzati nei due anni. Quest’operazione riguarderà chi ha aperto la partita IVA prima del 2019.

Diverso invece il discorso per chi ha attivato la partita IVA nel corso del 2019. Per costoro, infatti, il calcolo della media mensile del fatturato e dei corrispettivi prenderà a riferimento solo i mesi successivi a quelli di attivazione della partita IVA.

Infine, nel caso di assenza di ammontare medio mensile del fatturato e corrispettivi negli anni 2019 e 2020 essi s’intendono pari a zero. In tal caso il campo corrispondente a tale voce non va compilato.

In ultimo ricordiamo quali sono le operazioni rilevanti ai fini del calcolo del fatturato e dei corrispettivi. Essi in buona sostanza attengono a: fatture attive al netto dell’IVA, le note di variazione, i corrispettivi e le cessioni di beni ammortizzabili.

I controlli che riguardano l’invalidità dell’IBAN

Ci avviamo verso la chiusura in merito su come chiedere correttamente il contributo a fondo perduto. E ricevere il bonifico da 1.000 euro a 150.000 euro dall’Agenzia delle Entrate. Gli ultimi controlli (e allo stesso tempo: errori da non commettere) attengono all’IBAN, e sono validi per chi chiede il ristoro nella forma del bonifico.

Infatti un possibile errore riguardo l’invalidità dell’IBAN porta automaticamente allo scarto della domanda.

Ma quali sono gli errori che più frequentemente vengono commessi? I punti a cui prestare particolare attenzione sono i seguenti

a) indicare un c/c chiuso;

b) indicare un IBAN non più valido a seguito del processo di fusione del proprio originario istituto di credito;

c) indicare un c/c non intestato al soggetto che ha avanzato l’istanza di ristoro.

Cosa avviene al termine dei controlli

Chiuso l’intero iter dei controlli, il sistema AdE approderà a una delle seguenti conclusioni:

a) la domanda è scartata, se l’esito della stessa è stato appunto negativo;

b) la domanda è sospesa in caso di incongruenza dei dati tra quelli contenuti nell’istanza e quelli presenti nell’Anagrafe Tributaria;

c) se l’esito è positivo arriverà infine il bonifico. In alternativa all’accredito su c/c, l’AdE riconosce (nei modi previsti) il credito d’imposta di pari valore e spendibile in compensazione tramite il modello F24.

Ecco dunque in sintesi come chiedere correttamente il contributo a fondo perduto. E ricevere il bonifico da 1.000 euro a 150.000 euro dall’Agenzia delle Entrate.

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