Clima e inquinamento: ultima chiamata!

Si è aperto ieri, 28 settembre, a Milano l’evento Youth4Climate, con la presenza dell’attivista svedese Greta Thunberg e 400 giovani provenienti da 197 Paesi ONU. Le cinque giornate sul clima e inquinamento seguono il Friday for Future del 24 settembre scorso. Migliaia di studenti in Italia e nel Mondo sono scesi in piazza per sensibilizzare i governi e chiedere misure concrete per il clima e l’ambiente. Prossima tappa il 30 settembre, con la riunione dei Ministri di 40 Paesi nel Pre-Cop26. Obiettivo è avviare un confronto informale tra giovani generazioni e governi per arrivare preparati all’appuntamento più importante: la Cop26. Questo sarà un summit mondiale sui cambiamenti climatici, in programma a Glasgow dall’11 al 12 novembre.

Giovani e governi, superata l’emergenza Covid, tornano a parlare di ambiente

Parte il confronto sulle possibili risposte all’emergenza climatica e ambientale che con gli anni ha assunto dimensioni drammatiche. Sul sito di Friday for Future, il movimento nato dal basso in risposta all’attivismo di Greta Thunberg, si legge: “Chiediamo che siano rispettati gli Accordi di Parigi per restare entro 1.5 gradi, evitando le conseguenze più gravi della crisi climatica. Dai calcoli dell’IPCC, all’attuale tasso di emissioni, la quantità di CO2 (il nostro carbon budget) che possiamo ancora emettere per avere 2 possibilità su 3 di non superare quella soglia, si esaurirà tra circa sette anni. È quindi l’ultima chiamata per azzerare le nostre emissioni entro questo lasso di tempo”!

Clima e inquinamento: ultima chiamata! Misure concrete per ridurre la Co2

La sfida dei Governi di tutto il Mondo sarà individuare misure concrete per ridurre le emissioni di Co2 entro il 2030 e azzerarle entro il 2050. Dopo lo storico accordo di Parigi del 2015, il summit di Glasgow sarà il momento della verità. I Paesi dovranno presentare piani aggiornati per la riduzione delle emissioni e dimostrare azioni concrete a tutela del pianeta. Ma quali potrebbero essere queste azioni? Gli esperti delle National Academies of Sciences, Engineering and Medicine americane hanno da tempo indicato la via. Esse sono tecnologie a emissioni negative di carbonio, il cosiddetto carbonio blu, cioè anidride carbonica nell’aria che viene immagazzinata dagli oceani e dagli ecosistemi costieri. Le emissioni potrebbero essere ridotte piantando alberi e tutelando le foreste, come le mangrovie presenti nelle aree paludose dell’Asia, lungo le foci dei fiumi, con alghe sottomarine.

Queste piante hanno il merito di contrastare le emissioni e trattenere una grande quantità di carbonio. Via libera dunque alla salvaguardia dei polmoni verdi del pianeta. Ma ci sono anche altre possibilità: coltivazioni nei campi in grado di assorbire Co2 dall’atmosfera e uso di fertilizzanti naturali. Infine, il sistema Beccs (Bio energy with carbon capture and storage) ossia la raccolta e lo stoccaggio nel sottosuolo dell’anidride carbonica ed il suo utilizzo come combustibile per l’elettricità.

Queste le vie meno dispendiose, secondo gli esperti, per ripulire l’aria nel pianeta. Ma non basta. Serve un cambiamento radicale delle abitudini umane e la soluzione del problema ambiente all’origine: la realizzazione di politiche e piani operativi concreti per ridurre le emissioni industriali e favorire la transizione verso le fonti rinnovabili.

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