Ciclo di Frenkel, debito pubblico e scenari internazionali di crisi Intervista a Dott.Gian Piero Turletti

COS’E’ IL CICLO DI FRENKEL E COME SI COLLEGA ALL’ATTUALE SITUAZIONE DELL’EUROZONA?

Non si tratta di un concetto nel senso tradizionale del termine, come usato nell’ analisi ciclica dei mercati finanziari, ma di una spiegazione di determinate situazioni di crisi, che intervengono, secondo l’economista argentino, quando un’area economicamente più debole si aggancia alla valuta di una più forte.

Questa sorta di percorso economico era stato teorizzato per analizzare gli effetti della dollarizzazione dell’Argentina, e possiamo dire che in quel caso è stato efficace nell’analizzare la situazione e gli scenari futuri.

In particolare sono state previste sette diverse fasi (fonte wikipedia):

  1. Il Paese accettando l’unione monetaria, liberalizza i movimenti di capitale.
  2. Affluiscono i capitali esteri, che trovano conveniente investire in un Paese dove i tassi di interesse sono più alti, ma è venuto meno il rischio di cambio.
  3. Il flusso di liquidità fa crescere consumi e investimenti, quindi crescono Pil e occupazione.
  4. Tuttavia aumentano anche l’inflazione e il debito privato; inoltre si creano bolle azionarie e immobiliari.
  5. Un evento casuale crea panico tra gli investitori stranieri, che arrestano i finanziamenti.
  6. Inizia la crisi: si innesca un circolo vizioso tra calo del Pil e aumento del debito pubblico. Il governo taglia la spesa pubblica o aumenta le tasse, aggravando la situazione.
  7. Il Paese è costretto ad abbandonare il cambio fisso e a svalutare.

MA QUESTO CICLO PUO’ SPIEGARE ANCHE LA SITUAZIONE DELL’EUROZONA ED ANTICIPARE SCENARI FUTURI?

In effetti, l’applicazione di tale modello all’eurozona rappresenta diversi limiti.

Intanto perché in questo caso non si è trattato solo di due valute, di cui quella più debole aggancia quella più forte, ma di una pluralità di valute che si sono convertite in una moneta comune.

Le problematiche sono quindi, almeno in parte, diverse e, per conseguenza, sono diversi anche gli scenari prospettici.

PROPRIO NELLE FASI FINALI DEL CICLO DI FRENKEL VIENE EVIDENZIATA LA CRITICITA’ DELLA TENUTA DEL DEBITO PUBBLICO.

L’ITALIA NON SI TROVA PROPRIO IN TALE SITUAZIONE E QUALI SONO I POSSIBILI RIMEDI?

Esistono notevoli differenze tra la situazione italiana e quella di un paese come l’Argentina.

Peraltro diversi fattori positivi erano già stati evidenziati anche dalla Banca d’Italia nei suoi bollettini periodici.

Tra questi il fatto che lo stato possiede immobili e quote di società per un controvalore considerevole.

Anche con riferimento a tale fattore, sono sicuramente prevedibili diversi rimedi non solo per contenere il deficit, ma anche per ridurre il debito.

Si era infatti pensato ad una privatizzazione di immobili e quote societarie, rimandata anche sulla base di un mercato non certo ottimale dal lato della domanda.

Tuttavia sono possibili soluzioni alternative, che passano dalla cartolarizzazione di immobili e quote societarie.

In pratica, ad esempio, invece di un prelievo forzoso sui conti correnti, che costituirebbe una sorta di imposta patrimoniale sulla liquidità, perchè non prevedere una riforma costituzionale che consenta, in determinati casi, di far acquistare obbligatoriamente ai contribuenti quote di un fondo in cui convergano immobili e quote di società detenuti dallo stato?

Quanto meno i contribuenti sarebbero un po’ meno scontenti, in quanto non subirebbero prelievi forzati tout court, ma si ritroverebbero un investimento. A sua volta, lo stato non dovrebbe rinviare le privatizzazioni a tempi migliori per i mercati finanziari. E, come se questo non bastasse, coloro che hanno avuto in cambio del prelievo quote di quel fondo, poi con la ripresa dei mercati, si troverebbero magari a possedere più denaro di prima e, disinvestendo dal fondo, si potrebbe anche incrementare la domanda di mercato e dell’economia. Non è troppo fantasioso, anche perchè ad una cartolarizzazione di immobili e società già altri avevano pensato. Di diverso c’è solo il fatto di considerarle tale ipotesi alternativa ad un prelievo forzoso, invece che rimessa alla domanda di mercato, che in certe fasi di crisi ovviamente latita.

Per fortuna, comunque, come già da parte mia indicato in precedenti interventi, diversi indicatori convergono nel far ritenere probabile una ripresa economica quanto meno per il prossimo anno, circostanza che, certo, faciliterebbe anche i conti pubblici, salvo quanto previsto da taluni scenari internazionali, approfonditi nel prosieguo dell’intervista.

Non dimentichiamo poi le ipotesi di cessione delle riserve aurifere della Banca d’Italia, come altra ipotesi per ridurre il debito pubblico.

VENIAMO AGLI SCENARI INTERNAZIONALI, IN PARTICOLARE ALLA CRISI UCRAINA. QUALCUNO RITIENE CHE VI SIANO INTERESSI STATUNITENSI PER UN AGGRAVARSI DELLA CRISI.

LEI CHE NE PENSA?

Da quanto emerge, pare che gli USA abbiano interessi opposti.

Spingono, infatti, per una maggior integrazione commerciale tra UE ed USA, ma tale prospettiva verrebbe frenata in caso di peggioramento della situazione, ed in particolare in caso di uno scoppio di un conflitto su scala più larga in Ucraina.

Tale circostanza favorirebbe, infatti, una maggior difficoltà a piazzare la produzione europea verso sbocchi esteri, come i paesi dell’Europa dell’Est, e quindi avremmo una produzione non supportata dal lato della domanda, e la conseguente necessità di piazzare questi prodotti in Europa, cioè nel mercato interno, prima di consentire un più agevole accesso al mercato europeo per produzioni provenienti da altre aree, come gli USA.

Interesse quindi opposto proprio a quello statunitense, che vedeva nell’UE un importante mercato di sbocco.

E GLI SCENARI EUROPEI COME STANNO MUTANDO?

Proprio con riferimento alle problematiche appena descritte, già si vedono gli effetti di un peggioramento della situazione anche sotto il profilo commerciale.

Ne è un esempio quello dei camion bloccati alla frontiera, pieni di prodotti.

La probabile conseguenza è quella di una prospettiva deflattiva, cioè favorevole ad un ribasso dei prezzi, per riuscire a piazzare i prodotti nel mercato di origine, cioè quello comunitario, a fronte delle difficoltà di piazzarle ad est.

Questa prospettiva, che storicamente rappresenta una novità rispetto a decenni di cicli economici inflazionistici, potrebbe comportare ripercussioni nel conto di molte società.

E COME POTREBBE TALE PROSPETTIVA DEFLAZIONISTICA RIPERCUOTERSI SUI MERCATI FINANZIARI?

Potrebbe verificarsi una sorta di cosiddetta variabile esogena, cioè attualmente non ancora considerata, o valutata solo marginalmente, nei principali scenari prospettici attualmente considerati.

Infatti, prezzi al ribasso, come dicevo, potrebbero impattare sui conti societari, e determinare una prospettiva maggiormente ribassista per i mercati azionari.

Del resto, non dobbiamo dimenticare le prospettive anche di un ribasso di lungo termine dei mercati azionari, scenario già ampiamente illustrato anche in chiave di analisi tecnica su queste pagine.

INFINE, UNA QUESTIONE CRUCIALE: CI SARA’ QUINDI UN ATTACCO RUSSO IN UCRAINA?

Secondo talune stime, fin tanto che il contingente russo addossato alle frontiere si conteneva sulle 20.000 unità pareva improbabile un’invasione diretta.

Fermo restando che, a mio avviso, come già verificatosi in Crimea, la Russia si è già introdotta in territorio ucraino, sotto mentite spoglie, cioè militari russi travestiti da ribelli filo russi.

Ma anche il contingente alle frontiere si è innalzato, spingendosi verso le 45.000 unità.

Sinceramente, non penso si tratti solo di una dimostrazione di forza.

In questo scenario, andrà comunque attentamente valutata la possibile reazione militare occidentale, Nato ed USA.

Credo, comunque, che gli europei abbiano ben appreso una lezione, e cioè che le sanzioni economiche rischiano di rivelarsi soprattutto un grave boomerang, per i motivi sopra esposti.

La situazione comunque è fluida ed andrà attentamente monitorata.

 

 

 

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