Ci troveremo con un ambiente finanziario globale caratterizzato da un aumento straordinario di debito pubblico e privato

Al termine della seconda ondata di crisi sanitaria, economica e finanziaria che sta colpendo tutto il mondo, ci troveremo con un ambiente finanziario globale caratterizzato da un aumento straordinario di debito pubblico e privato e con un mercato valutario possibilmente molto più volatile di quello antecedente la crisi, in attesa di capire quali saranno le valute che usciranno dalla stessa meglio di altre.

I dati

Cominciamo da qualche dato. Il Fondo Monetario Internazionale stimava, soltanto 4 anni fa, che il debito totale non finanziario a livello globale si attestasse alla cifra mostruosa di 152 trilioni di dollari. Una cifra pari al 225% del PIL mondiale. Con la crisi da pandemia e con i governi costretti a ricorrere massivamente al deficit per finanziare la spesa pubblica e coprire le mancate entrate dovute alla crisi, la situazione è notevolmente peggiorata.

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Talmente tanto che, sempre il Fondo Monetario stima ora che il debito mediano è previsto in aumento di ben il +17,0% nel 2021 per le economie avanzate. E del +12% nei paesi in via di sviluppo.

Il ruolo delle banche centrali

Si è spesso detto che le banche centrali, in questa crisi economica e finanziaria, hanno contribuito a rendere sostenibili i debiti nazionali. Lo hanno fatto attraverso l’intrapresa di politiche monetarie eccezionalmente espansive, caratterizzate dall’azzeramento dei tassi d’interesse. Tassi d’interesse che in molti casi, come nell’Eurozona o in Svizzera, sono finiti pure in territorio negativo. Ma anche con l’emissione di nuova moneta in quantità mai vista prima, spesso attraverso strategie di quantitative easing.

Sicuramente queste misure hanno contribuito ad abbassare enormemente i rendimenti dei sovereign bond.  Ormai sono anch’essi quasi tutti in territorio negativo per quasi tutte le maturity. Per molti economisti, tuttavia, tali politiche hanno contribuito soltanto a creare un ambiente più deflazionistico, soprattutto nell’Eurozona. Una deflazione che esacerba, paradossalmente ancora di più, il problema della sostenibilità del debito. Proprio perchè sgonfia le variabili nominali e quindi crea un aumento del peso reale dell’indebitamento.

L’impatto della crisi sui mercati

Ci troveremo con un ambiente finanziario globale caratterizzato da un aumento straordinario di debito pubblico e privato. In tutto questo, cosa ci aspetta relativamente ai mercati forex? La risposta è semplice: impossibile dirlo. Se, infatti, rispondere a cosa succederà al mercato del debito, come abbiamo visto, è cosa relativamente facile, difficile è invece capire quali valute usciranno indenni da questa crisi, la quale sicuramente impatterà (nella realtà dei fatti lo ha già fatto) il mercato delle valute ma difficile è capire quali più di altre.

Questa asimmetria dipenderà infatti dall’uscita dalla crisi, altrettanto asimmetrica, che vivranno le economie mondiali, in particolare le macro-aree dell’Eurozona, degli Stati Uniti e del Middle East. Quelle che usciranno prima e meglio vedranno sicuramente le loro valute rafforzarsi, prima e meglio, delle altre. Ma in una situazione dove queste risposte dipendono unicamente dallo sviluppo dei dati sanitari, del tutto imprevedibili, è impossibile dare, ad oggi, una risposta sicura.

Approfondimento

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(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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