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Chi vuole l’Italia sulla scia della Grecia?

Premesso che a livello di economia e di peso internazionale  il paragone tra Grecia e Italia non regge assolutamente visto quanto è più rilevante e significativo il peso dell’Italia in ambito globale, ci soffermiamo sulle due vie che l’Italia si trova davanti in vista dell’autunno.

La prima è quella espansiva ipotizzata da vari esponenti del governo che vede una transitoria “foratura” dei parametri UE alfine di sostenere Flat Tax e le altre iniziative del programma su pensioni e reddito di cittadinanza. Scelta che certamente comporta una fase di esposizione iniziale con probabile attacco sui mercati , sia allo spread che alla borsa, confidando poi che abbattendo la disoccupazione lo stato benefici a medio termine (dai 18 mesi in su) a livello fiscale in modo stabile e duraturo di entrate decisamente più rilevanti delle attuali e quindi in grado di riportarci entro i parametri voluti dall’Unione Europea.

La seconda è quella greca che, nonostante i proclami pre-elettorali di Tsipras, è stata sostanzialmente un piegarsi ai voleri dell’UE adottando tutte le misure restrittive per rientrare nei parametri richiesti.
Abbiamo dunque davanti un esempio di come andrebbe a finire.

Classe media scomparsa, milioni di greci che per mangiare e le prima necessità debbono rivolgersi alla Caritas ad o ad altre associazioni umanitarie e, cosa ancora più grave, disoccupazione ai massimi livelli. Ergo prospettive di vera ripresa stabile vicine allo zero. Terminato il piano di aiuti  del FMI  l’unica certezza è un debito aumentato a fronte di nessuna maggiore entrata se non quelle dei tagli che però ben presto esauriranno i propri effetti riportando la Grecia ina una situazione se possibile ancora più grave di quella da cui si era partiti col piano di “aiuti”. A maggior ragione  visto soprattutto il contesto popolare e sociale poco sopra descritto.

Senza contare le decine di attività e di terreni finiti in mano straniera per cercare di saldare qualche debito.

Ipotizzare che seguendo il modello restrittivo greco l’Italia possa avere sviluppi diversi è fare professione di un ottimismo cieco non basato sulla concretezza di un esempio troppo vicino per essere trascurato. Pur , è vero come scritto all’inizio, facendo riferimento a due realtà nazionali molto diverse, le dinamiche economche tendono specie in paesi della stessa area ad assimilarsi va da sé che l’Italia per evitare di fare la fine della Grecia deve inventarsi qualcosa di diverso.

In fin dei conti il modello restrittivo imposto dalla UE è finalizzato a mantenere in equilibrio i dati economici  nel paese trainante che è la Germania ma sono i dati per me centrali sulla disoccupazione nei vari paesi UE a rivelarci senza ombra di dubbio che per molti altri paesi questo schema è fallimentare.

L’Italia cercando il cambiamento si esporrà a rischi sui mercati questo è certo,chi ha dei risparmi dovrà cercare soluzioni intelligenti magari di breve periodo per “scavallare” senza danni la fase più critica ma con un piano espansivo quanto rigoroso dovrebbe uscirne un ‘Italia decisamente più forte.

Poi come diceva ieri l’ex commissario Cottarelli senza una drastica riduzione della burocrazia tutti gli altri interventi rischiano di restare insufficienti vista la scarsa attrattività che ‘Italia esercita verso chi fa impresa italiano e non.
Passare da una crisi spesso significa una nuova opportunità, in questo caso allargare con decisione la base degli italiani in grado di procurarsi una vita dignitosa e pagare di conseguenza le tasse dovute.

Ovvio che questo discorso non piacerà a chi ha un lavoro sicuro magari statale o nelle poche aziende che , per carità, per merito, sono riuscite a superare brillantemente la crisi e mantenere i posti di lavoro. Ma quante aziende ogni mese faticano per riuscire a pagare regolarmente gli stipendi? Quanti italiani accettano lavori precari , mal pagati o pagati in nero per sopravvivere? Quanti italiani, specie giovani, un lavoro manco ce l’hanno?

Gianluca Braguzzi
CFI Asset Management and Organization WIAM

Chi vuole l’Italia sulla scia della Grecia? ultima modifica: 2018-09-04T10:21:00+00:00 da redazione
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