Chi sono i congiunti? Chi potremmo incontrare a partire dal 4 maggio

Da quando il premier Conte lo scorso 26 aprile ha annunciato l’inizio della Fase 2 dell’emergenza a partire dal 4 maggio, sono iniziate le discussioni che tutt’oggi continuano.

C’è perplessità su chi sono i “congiunti”.

Chi potremmo incontrare a partire dal 4 maggio?

Il decreto consente gli “spostamenti per incontrare i congiunti” senza specificare altro! E allora è lecito domandarsi chi sono i congiunti? Chi potremmo incontrare a partire dal 4 maggio senza incorrere in sanzioni?

L’articolo 1 del nuovo decreto che entrerà in vigore il 4 maggio stabilisce che “sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute e si considerano necessari gli spostamenti per incontrare i congiunti, purchè venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno 1 metro e vengano usate protezioni delle vie respiratorie”.

Chi sono i congiunti? Chi potremmo incontrare a partire dal 4 maggio

Cosa dicono allora gli esperti, il codice penale, la Cassazione ed il vocabolario sul termine “congiunti”?

Secondo i giuristi, il termine congiunti è piuttosto ambiguo, pertanto, se Palazzo Chigi non chiarirà entro il 4 maggio l’articolo del decreto che riguarda questo aspetto, si teme che tutta l’Italia uscirà di casa e le Forze pubbliche non saranno in grado di intervenire uniformemente in tutto il Paese.

Il rischio potrebbe essere quello di interpretare il Dpcm da una regione ad un’altra, da una città ad un’altra in maniera differente.

La parola congiunti è presente solo all’art. 307 del cod. penale, secondo cui i prossimi “congiunti” sono gli ascendenti, discendenti, coniuge, la parte di un’unione civile tra le persone dello stesso sesso, fratelli, sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti.

Per cui in questo articolo nell’elenco non sono ricompresi né i cugini, né gli amici, né i fidanzati.

Sembrerebbero escluse tutte quelle persone che hanno un legame stabile, ma non certificato né da un matrimonio, né da una unione civile.

In questa direzione si teme di ledere il principio di uguaglianza.

Anche l’avv. Gian Ettore Gassani, presidente dell’AMI, Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha cercato di fare un po’ di chiarezza.

La definizione da vocabolario di “congiunti” afferma l’avv. Gassani è semplicemente “familiari”, pertanto, non rientrerebbero nemmeno qui i fidanzati, le fidanzate o le coppie di fatto.

Molti giuristi, allora hanno argomentato che una sentenza della Corte di Cassazione (46351/2014) ha stabilito che anche un fidanzato è da considerarsi un congiunto, cioè qualcuno con cui si ha un rapporto affettivo stabile e duraturo a prescindere dall’esistenza di rapporti di parentela o affinità.

In seguito alle critiche, in una nota del 27 aprile Palazzo Chigi ha chiarito che i “congiunti” sono “parenti, affini, coniuge, conviventi, fidanzati stabili, affetti stabili”.

Entrerebbero, pertanto, nella definizione non solo “parenti ed affini” dove per affini si intendono suoceri, nuore, generi ma anche “fidanzamenti e affetti” purchè “stabili”.

Allora le discussioni si spostano sul concetto di stabilità e sulla possibilità di dimostrare la stabilità di un rapporto.

Cosa aspettarci dal Governo entro il 4 maggio

A questo punto, il Governo si è impegnato a chiarire nei prossimi giorni con una pagina di domande e risposte che sarà visibile sul sito di Palazzo Chigi questo e gli altri dubbi interpretativi relativi al provvedimento.

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