Chi può usufruire dei buoni spesa introdotti dal Decreto Ristori ter?

I buoni spesa Covid rappresentano un aiuto alle famiglie in difficoltà, introdotti dall’art. 2 del Decreto Ristori ter, nel novembre 2020.

Con lo stesso, infatti, si era istituito un fondo a favore delle famiglie, delegando ai Comuni l’attuazione di misure di solidarietà in campo alimentare.

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A tal uopo, si misero a disposizione ben 400 milioni di euro, da erogare a ciascun Comune. Con il provvedimento su indicato, si sono prorogate misure assistenziali già previste a inizio pandemia, per le famiglie indigenti.

Ebbene, poiché la gestione della misura si è delegata agli enti locali, per sapere quando verranno messi a disposizione questi aiuti, occorre consultare il sito del proprio Comune di appartenenza o recarsi direttamente presso gli uffici preposti.

Ma vediamo, anzitutto, chi può usufruire dei buoni spesa introdotti dal Decreto Ristori ter.

In via generale, la scelta sulla distribuzione dei fondi è stata improntata a criteri quali l’indice di povertà dei Comuni e il numero di abitanti. Invece, per la distribuzione degli aiuti all’interno del Comune, spetta al Sindaco, in collaborazione con i servizi sociali, l’individuazione delle famiglie aventi diritto. E ciò in quanto versanti in condizioni di maggiore difficoltà economica.

Aventi diritto del bonus spesa

Per rispondere alla domanda su chi può usufruire dei buoni spesa, introdotti dal Decreto Ristori ter, scendiamo nel dettaglio della misura.

Essa si è pensata per le famiglie in condizioni di effettiva difficoltà. Quindi quelle con ISEE al di sotto degli 8.000 euro. Ne hanno diritto, però, anche le coppie senza figli e i single che versano nelle medesime condizioni di indigenza.

La priorità, comunque, è accordata a chi non riceve altre forme di aiuto dallo Stato. Tuttavia, rispetto a questi criteri di massima, ai Comuni è conferita una certa discrezionalità nell’individuazione delle condizioni di accesso al beneficio.

I requisiti che, però, in via generale, sono richiesti da tutti i Comuni sono seguenti: 1) cittadinanza italiana e residenza nel Comune di riferimento. O, in caso di straniero, possesso del permesso di soggiorno; 2) non essere destinatario di altre forme di aiuto. Quale reddito o pensione di cittadinanza o Cassa Integrazione e simili; 3) dimostrare un grave peggioramento della propria condizione economica dovuta alla pandemia. Attestabile mediante autocertificazione o ISEE.

In ogni caso, a parte i documenti prodotti e le autocertificazioni, il Comune, prima di erogare il beneficio, si riserva la facoltà di effettuare dei controlli sulla effettiva condizione di necessità dei richiedenti.

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