Chi era l’uomo più ricco del mondo nell’800?

Per molti l’uomo più ricco del mondo era John Jacob Astor ( 1763-1848) grande  commerciante di pellicce, ma i suoi soldi paragonati a quelli del cinese più ricco del mondo erano niente.

Chi era l’uomo più ricco del mondo nell’800? I dati ci dicono che l’uomo più ricco era Wu Bingjian (1769-1843) conosciuto  come Howqua   o Houqua.

Chi era costui? Il capo di tutti i capi dei commercianti della Lega Hong di Canton, la famosa corporazione  Co-Hong. Era più ricco di  Astor e aveva solamente una vaga idea delle sue immense ricchezze. Se fosse stato inglese sarebbe stato  il primo uomo di corte, ovvero quello più potente dopo la Regina Vittoria.

Howqua aveva  ricchi imprenditori ai suoi piedi in tutto il mondo, per il solo fatto che tutto il tè che usciva dalla Cina passava per le sue mani.

Un Inglese, un americano… no un cinese!

Tutte le merci legali e non che attraccavano nel porti di Whampoa  per entrare in Cina passavano per le sue  agenzie.

Tutti i commercianti del mondo erano indebitati, e anche molto pesantemente, con Lui. La Cina a quel tempo aveva una bilancia commerciale attiva ed importava poche cose, in compenso esportava molte merci preziose e di grande valore.

Dato che tutto passava per le sue mani tutti erano indebitati con lui, Howqua , in genere, non rovinava nessuno, però gli piaceva tenere in pugno la gente compresi esponenti molto vicini ai governanti dei paesi occidentali.

Il Trucco era quello solito del “debito”. I commercianti Huang –Mauo ( gli occidentali) compravano le merci cinesi indebitandosi fortemente, in quanto compravano a credito e rivendevano immediatamente subito le merci sulla borsa di Londra facendosi poi scontare le eventuali cambiali.

Chi era l’uomo più ricco del mondo nell’800?

La merce sarebbe dovuta partita successivamente, però qualche complicazione “faceva ritardare la consegna” e si doveva aspettare. Quindi il commerciante vedendosi indebitato per l’acquisto a credito e avendo già impegnato le sue vendite attraverso lo sconto commerciale e non potendo consegnare la merce per avere altro credito, si scopriva di dovere tutti i suoi soldi al capo della Hong, e a chiederne ancora altri. Howqua  non faceva altro che emettere una cambiale, calcolava un certo interesse sulla somma  dal 5% al 8% e consigliava all’imprenditore moroso di cominciare a pagare  con sacchi di dollari d’argento spagnoli solo gi interessi.

Il gioco era cominciato e commercianti e imprenditori europei erano tenuti tutti sotto “legaccio” alle cambiali. Per questo motivo in tutte le banche, gli uffici finanziari e nelle amministrazioni di tutto il mondo, il cinese era una presenza quasi fisica.

Nel 1822 durante un incendio presso i suoi magazzini, l’argento che aveva accumulato si fuse, ne nacque un ruscello di oltre 3 chilometri di lunghezza.

Con l’incremento del commercio dell’oppio la fortuna del Capo diventò esagerata.

Ottimo conoscitore dei mercati finanziari e delle borse mondiali , in particolare di  quella di Londra che poteva facilmente influenzare, non perdeva mai un investimento.

All’epoca la borsa di Londra era la più grande del globo

Per i mandarini di Pechino, che ben sapevano delle due pratiche, Wu era solamente un lurido profittatore, un usuraio immondo, quasi un magnaccia finanziario. Più soldi faceva, più dimostrava la sua degenerazione morale. Nessun funzionario confuciano avrebbe mangiato su un piatto d’oro sul quale fosse solamente caduta l’ombra del capo della Co-Hong.

I funzionari imperiali imbevuti di moralità confuciana non capivano che Howqua era un uomo moderno imbevuto dello spirito  del capitalismo e per questo molto lontano delle loro idee.

Oltre ad essere immensamente ricco era allo stesso tempo molto intelligente e cauto  vedendo il futuro prima degli altri, si ritirò discretamente dal mercato dell’oppio, prima che scoppiassero  molti scandali e molte esecuzioni. Inoltre previde la prima guerra dell’oppio, la quale non influì minimamente sulle sue fortune liquide.

I grandi imprenditori e finanzieri cinesi moderni hanno avuto un buon maestro.

Sull’argomento: La Cina può comprare il mondo? No. Ma l’Africa forse, e l’Italia?

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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