Checco Zalone difende Tolo Tolo. Inibiti oltre 20 siti pirata

Checco Zalone ha giocato d’anticipo per battere sul tempo l’avanzata dei pirati sul versante cinematografico.  Cosa sta succedendo? L’attesissima pellicola “Tolo Tolo”, ultima fatica dell’attore e regista pugliese, ha invaso le sale cinematografiche dell’intero territorio italiano. In previsione di un massiccio afflusso di spettatori e sulla scorta di quanto accaduto negli anni precedenti, è scattato un piano di difesa. La vera novità di questa azione cautelare risiede nella tempestività dell’intervento. La difesa ha preceduto l’attacco con esiti positivi. Il 24 dicembre 2019 Medusa e Taodue hanno depositato, in misura preventiva, un ricorso presso il Tribunale di Milano a tutela dei diritti d’autore.

Medusa e Taodue in campo

Società del Gruppo Mediaset (MIL:MS), Medusa Film occupa i vertici del panorama cinematografico italiano ed è scesa in campo per stroncare un fenomeno dilagante. Nelle parole di Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa, “la pirateria ruba al cinema diverse centinaia di milioni”. Ciò che desta maggiore preoccupazione, insieme alla perdita dei ricavi, è il vacillare di un’azienda che garantisce occupazione a migliaia di addetti. Anche la società di produzione Taodue di Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt ha schierato i suoi eserciti a dicembre prima della distribuzione del film il 1°gennaio. In realtà, già a partire da novembre i legali di Mediaset coordinati dall’avvocato Stefano Longhini hanno affidato le indagini a Kopjra, gruppo preposto al monitoraggio in internet.

Checco Zalone: oscurati i siti pirata

I dati forniti da questa società di web reputation parlano chiaro e denunciano la presenza di almeno 20 siti già pronti a diffondere la copia pirata della pellicola. A supportare le indagini di Kopjra, è intervenuta anche la Fapav, la Federazione contro la pirateria nell’audiovisivo.

Il Tribunale di Milano, a seguito del ricorso cautelare depositato dai legali dello Studio Previti di Milano, ha emesso un provvedimento. Le compagnie telefoniche e gli Internet service provider hanno dovuto così impedire l’accesso ai potenziali visitatori di 18 siti pirata. A gennaio ha fatto seguito un secondo ricorso cautelare che ha portato alla sospensione di altri 20 siti.

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