Che vuol dire quando il gatto fa la gobba e si mette in questa posizione spesso mal interpretata

Gli atteggiamenti che assumono i gatti non sono sempre comprensibili immediatamente. Quando non siamo in grado d’interpretarli può capitare di attribuirgli un significato sbagliato. Fra gli esempi più comuni di atteggiamenti mal interpretati dei felini c’è la posizione con la schiena inarcata, spesso intesa come minacciosa e paurosa.

Halloween

Cerchiamo quindi di capire che vuol dire quando il gatto assume quest’atteggiamento.

Quando pensiamo ad un felino con il dorso arcuato ci viene immediatamente in mente l’immagine molto diffusa della Festa di Halloween. Il gatto con la gobba infatti è utilizzato come immagine tipica di uno che sta per attaccare la sua preda. Dunque il legame fra questa immagine e la “Festa delle streghe” ha creato nell’immaginario collettivo l’idea che il micio la utilizzi quando è in procinto di sferrare un agguato. Eppure non è sempre così. Vediamo dunque quali sono i vari motivi per cui un gatto si comporta in questo modo.

Se un gatto cucciolo assume la posizione a gobba verosimilmente lo fa per giocare. Infatti, soprattutto se salta con la schiena ad arco, sta cercando di scherzare e di attirare l’attenzione di chi lo circonda.

Se invece è un micio adulto ad assumere questa postura, magari rizzando anche il pelo, potrebbe vuol dire che si sente a disagio o è intimorito.

Grandi e piccini assumono questa postura anche per stiracchiare bene la spina dopo essere stati rannicchiati a lungo, specie dopo un lungo sonnellino.

Che vuol dire quando il gatto fa la gobba e si mette in questa posizione spesso mal interpretata

Associata ad altri comportamenti, la gobba del gatto potrebbe indicarci invece un attacco imminente. Dunque il pelo arruffato, le orecchie basse, il verso di un soffio rumoroso sono gli altri segnali da controllare. Il gatto può assumere questo atteggiamento anche per difendersi da quello che lui avverte come un pericolo. Per questo il modo migliore per calmarlo è tranquillizzarlo con voce dolce e carezzandolo gentilmente. In questo modo lui capirà che non c’è nessun nemico da cui difendersi e abbandonerà la “postura da attacco”. Se non si ottengono risultati con le buone maniere, possiamo intervenire con un “no” in tono fermo. Non c’è bisogno di alzare la voce, si otterrebbe anzi solo di innervosire l’animale ulteriormente. Oppure pendiamolo dalla collottola e cerchiamo di distrarlo.

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