Cala la raccolta del risparmio gestito nei momenti migliori per investire

Una premessa fondamentale : di norma i mercati dopo che sono scesi del 35%/40% dai loro massimi ci impiegano un 5 anni per risalire. Diciamola meglio. Comprare le Borse mondiali (attraverso una diversificazione geografica – 50% USA, 30% Europa e 20% Asia – e settoriale) in occasione di questi crolli significa che nel giro di un quinquennio circa si ritorna ai massimi ante-crisi. Quindi: tutti lì a fare le code agli sportelli per investire ed approfittare delle “occasioni”? Niente di tutto ciò, anzi s’è verificato l’esatto contrario, ovvero cala la raccolta del risparmio gestito nei momenti migliori per investire. Sembrerebbe strano, infatti, ma la gente scappa e liquida quando invece i prezzi sono da saldo. È come se io comprassi le fragole tutto l’inverno a €4 la vaschetta, poi arriva luglio quando le posso pagare €2 e …cambio idea!

Primo punto: i dati di Assogestioni

I dati di Assogestioni (l’associazione delle società di gestione del risparmio) evidenziano come a marzo il settore del risparmio gestito ha visto uscite per 8,7 miliardi di €. Questo è pero il saldo tra chi è entrato, +1,8 mld, e chi è uscito –10,8 mld nel mese scorso. Ad essere colpite sono state tutte le categorie, in particolare obbligazionari e gli azionari, ed hanno riguardato i clienti di tutte le principali banche italiane. Dai big gruppi come Intesa e Unicredit, alle piccole realtà locali.

Seconda riflessione: il paradosso!

Effettivamente la seconda riflessione riguarda il destino del grosso di quei soldi. Perché stupisce che più della metà dei riscatti è stata però parcheggiata nei fondi monetari, che sono risultati a fine marzo in attivo di €6,2 mld. Domanda: e perché questo punto non approfittare dello spread a 200epassa per comprare direttamente BTP? Che bene o male rendono tra l’1,1%-1,8% a seconda delle scadenze (qui consideriamo dai 4 ai 10 anni)? Probabilmente perché il nostro gestore non ce lo ha suggerito. Né potrebbe essere diversamente: gli incassi ai gestori che rendono il fondo monetario sono maggiori delle semplici commissioni su BTP. Che pertanto non ci consiglieranno mai e poi mai. Elementare.

Terzo aspetto: si acquista ai ribassi ai rialzi dei mercati?

La terza riflessione scaturisce dalla precedente. Ovvero: quel parcheggio nei fondi monetari è per caso legata alla strategia dei risparmiatori di attendere di capire dove andranno i mercati per poi riposizionare i capitali? Forse si, il che se da un lato risponde a un’esigenza di essere guardinghi dall’altro stupisce che in media bisogna attendere 5/7 anni per assistere a grossi crolli dei mercati prima di poterne approfittare. A metà marzo le Borse avevano fatto anche –40/45%, una manna dal cielo per chi cercava le occasioni per fare affari. Perché se è vero come è vero che i mercati non hanno dei limite di perdita oltre i quali non possono andare, è altrettanto vero che tantissimi colossi di Piazza Affari (e non) li riavremo anche tra 5/10 anni. Morale: se da qui a breve non saranno destinati a fallire, cioè a scomparire del tutto, prima o poi ritorneranno alla normalità, faranno fatturati e così via. E i loro corsi azionari (non per tutti! Ma per molti sì) saliranno lì dove li avevamo lasciati a gennaio. O anche più?

Cala la raccolta del risparmio gestito nei momenti migliori per investire

In questi casi dunque la migliore strategia da fare può essere quella legata al PAC, Piano di Accumulo del Capitale che contiene mille pregi di suo. Sul come procedere concretamente rimandiamo al seguente articolo. In linea di massima, la fortuna del risparmiatore è legata:

1) alla sua disciplina operativa (che rifugge l’impulsività);

2) dall’orizzonte temporale medio-lungo;

3) dall’acquistare nei crolli e mai nella baldoria dei mercati.

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