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BTP: effetti sulle quotazioni del flop dell’asta

BTP Future ha chiuso la seduta del 23 novembre a 122,34 in rialzo dello 0,64% rispetto alla chiusura della settimana precedente, quando scrivevamo, clicca qui,

Il massimo annuale è stato segnato a 135,90 il  4 maggio ed il minimo a 116,09 il 29 maggio.

Comunicato del MEF in relazione all’asta dei BTP svoltasi a partire dal 22 novembre

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha comunicato alcuni dettagli concernenti la quattordicesima emissione del BTP Italia, il titolo indicizzato all’inflazione italiana (Indice FOI, senza tabacchi – Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi), con scadenza a 4 anni, la cui emissione si è conclusa ieri, 22 novembre 2018.

Nel corso della Prima Fase del collocamento, dedicata agli investitori retail, le contrattazioni, sia per numero di contratti che per controvalore, hanno registrato una domanda più sostenuta nel primo giorno rispetto al secondo e, ancor più, rispetto al terzo, in linea con le scorse emissioni. Conclusi 31.011 contratti per un controvalore pari a 863 milioni di euro, il peggior dato di sempre.

La Seconda Fase, dedicata agli investitori istituzionali, che si è svolta nell’arco di 2 ore durante il quarto giorno del collocamento, ha visto un controvalore complessivo domandato interamente accolto, pari a 1,3 miliardi di euro.

Con riferimento alla Prima Fase, dei 31.011 contratti conclusi sul MOT (il Mercato Telematico delle Obbligazioni e Titoli di Stato di Borsa Italiana) attraverso Banca IMI S.p.A. e BNP Paribas – Dealer dell’operazione – circa il 68 per cento è stato di importo inferiore ai 20.000 euro, quota notevolmente più elevata rispetto a quelle registrate per le precedenti emissioni dal 2014 in poi, ossia da quando il collocamento del BTP Italia è stato articolato in due diverse fasi di distribuzione. Se si considerano i contratti fino a 50.000 euro, si arriva circa al 93 per cento del totale relativo a questa fase.

Sebbene le modalità di emissione non consentano di avere dati puntuali sulle caratteristiche degli investitori, dalle informazioni raccolte da Dealer, Co-Dealer e altri intermediari, si può desumere che nel corso della Prima Fase si è registrata una quota di investitori individuali significativamente superiore rispetto a quella del private banking (rispettivamente 77 per cento e 23 per cento).

All’interno della quota sottoscritta da investitori individuali, si stima che circa il 76 per cento abbia inoltrato l’ordine attraverso le filiali delle reti bancarie, mentre circa il 24 per cento attraverso l’home banking. Per quanto riguarda la ripartizione geografica degli ordini ricevuti durante la Prima Fase, la quasi totalità degli ordini risulta provenire da investitori domestici.

Con riferimento alla Seconda Fase di collocamento, le informazioni raccolte dai Dealer, Co-Dealer e altri intermediari permettono di ottenere delle statistiche quasi totalmente rappresentative dell’ammontare complessivamente allocato.

In particolare, circa il 62 per cento dell’ammontare emesso è stato collocato presso le banche ed il 20 per cento circa a istituzioni ufficiali. Una quota pari a circa il 17 per cento è stata assegnata ad asset manager, mentre la restante quota è stata allocata ad assicurazioni (circa l’1 per cento).

Il collocamento del titolo nella Seconda Fase ha visto una presenza predominante di investitori domestici, che ne hanno sottoscritto circa il 93 per cento. Hanno partecipato alla sottoscrizione anche investitori residenti nel Regno Unito (circa il 5 per cento) ed in Francia (circa il 2 per cento).

Quali sono le ragioni del flop dell’asta dei BTP?

La quattordicesima emissione del Btp Italia si chiude con una raccolta pari 2,1 miliardi di euro. Un dato che restituisce la misura della freddezza dei mercati nei confronti dei titoli del debito pubblico italiano, vale ricordare che la stima del Tesoro era di un incasso atteso tra 7 e 9 miliardi. Il collocamento era destinato al mercato retail italiano, ma fin da lunedì, primo giorno di offerta, la raccolta è apparsa molto debole con i risparmiatori e le famiglie poco disposti a sottoscrivere l’emissione.

Il bilancio, insomma, è di un’emissione del Btp Italia conclusasi con il secondo peggior risultato, dopo quello del giugno 2012, quando furono raccolti solo 1,738 miliardi.

Un’interessante analisi sul perché del flop e della mancata risposta alla chiamata al nazionalismo cui abbiamo assistito è visibile al seguente link.

Andando nello specifico alcune delle possibili spiegazioni sono riportate qui di seguito.

Andamento emissione precedente

Secondo gli analisti tra le ragioni del flop c’è anche la delusione per la precedente emissione del Btp Italia, il cui valore è crollato di circa il 12% da maggio.

Il precedente Btp Italia, emesso a maggio con lo spread attorno ai 160 punti, quota infatti poco sopra gli 88 centesimi per euro.

Lo spread scoraggia i piccoli investitori

Incertezza e tensioni che si ripercuotono sullo spread Btp-Bund, salito ben sopra quota 300 punti base, e che contribuiscono a scoraggiare anche quei piccoli risparmiatori che nelle precedenti 13 edizioni hanno sottoscritto circa la metà dei 140 miliardi di euro raccolti con il Btp Italia, decretandone il successo.

Analisi tecnica e previsioni di Proiezionidiborsa sul BTP

Le quotazioni comunque continuano a rimanere ingabbiate  nella barra  del mese di maggio 2018 con il massimo segnato a 135,90  ed il minimo a 116,09. Questo “fatto grafico” continua  a condizionare i corsi  generando a volte molto rumore di fondo e quindi dei falsi segnali di brevissimo.

A parte, però, l’andamento delle quotazioni del BTP Future, c’è un altro aspetto molto importante da considerare per capire cosa succederà durante le prossime settimane: l’andamento dell’asta svoltasi a partire dal 22 novembre.

BTP Future: proiezione ribassista in corso sul time frame settimanale

BTP Future: proiezione ribassista in corso sul time frame settimanale

BTP: effetti sulle quotazioni del flop dell’asta ultima modifica: 2018-11-24T08:44:55+00:00 da redazione
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