BREXIT: negoziati ancora in alto mare. Ed ora?

BREXIT: cosa attendere da ora in poi?

Tra il 23 e 26 maggio 2019  tutti i cittadini degli Stati membri dell’Unione europea saranno chiamati a votare i propri rappresentanti nel Parlamento europeo.

In teoria il voto avrebbe dovuto essere il primo la partecipazione degli elettori del Regno Unito.

Le varie bocciature ricevute in parlamento da Theresa Mayhanno fatto sì che l’accordo di uscita dall’UE sia in stallo.

La scadenza è infatti slittata a ottobre 2019.

L’Europa dunque ha predisposto le votazioni per la sua nona legislatura coinvolgendo anche i cittadini inglesi che saranno chiamati a votare alle prossime elezioni europee, più precisamente il 23 maggio.

L’ascesa del BREXIT Party

Intento alla faccia di chi sostiene che gli inglesi non vogliano la BREXIT il partito del redivivo Nigel Farage il cosiddetto Brexit party ha superato nei sondaggi sia laburisti che conservatori.

A prescindere dall’esito del voto che sarà condizionato anche dall’alto astensionismo previsto registriamo che per la prima volta il monopolio alternato tra “tories” e “labour” sarà messo in discussione!

Infatti, il partito che sta ottenendo i risultati migliori è proprio quello di Nigel Farage: “Gli ultimi sondaggi danno il Brexit Party al 34%, mentre Labour e conservatori arrivano insieme solo al 33%.”

Incredibile!

Sta per aprirsi una vera nuova era in Gran Bretagna

I numeri, se confermati dal voto, danno un’idea del successo che sta avendo l’idea anti-europea!

Tra l’altro il Brexit Party è un creazione politica recentissima.

E’  nata a gennaio di quest’anno anche se il vero e proprio lancio del partito è avvenuto un mese fa, il 12 aprile. Il gruppo è stato promosso inizialmente dalla portavoce dell’economia del UKIP (United Kingdom Independence Party, ndr).

Il partito ha già superato il suo primo scandalo: nel marzo 2019 la sua figura principe, che era Catherine Blaiklock, si è dimessa per uno scandalo di tweet islamofobici.

A quel punto lo stesso Farage ha ripreso il bastone del comando.

E i consensi sono ulteriormente aumentati.

A chi accusa Farage di non avere un programma la risposta è stata secca: intanto portiamo a Bruxelles la BREXIT e poi vedremo di pubblicare subito dopo il voto un programma che possa indirizzare Parlamento e  Commissione UE a più miti pretese.

In seguito definiremo le strategie e su tutti gli altri temi.

Un vantaggio per Theresa May

Per quanto assurdo possa sembrare un successo di Farage potrà essere di grande aiuto a Theresa May per trovare finalmente un accordo con l’UE.

La premier britannica è infatti al lavoro per elaborare un testo “nuovo e migliorato” per un accordo sulla Brexit.

Un trattato che la Theresa May intende poi sottoporre a Westminster entro fine di maggio.

Una proposta che la stessa Premier definisce una “offerta coraggiosa”.

Tema principale di novità è quello di introdurre ulteriori garanzie per i lavoratori.

Questo al fine  di ottenere il sostegno dei molti deputati sensibili a questo tema delicato.

Se il testo sarà per l’ennesima volta bocciato si andrebbe probabilmente all’hard BREXIT al 31 ottobre senza accordo.

Ma qui potrebbe entrare in gioco il Party BREXIT che, se entrato in forze nel parlamento europeo con intenti dichiaratamente ostruzionistici, potrà convincere la Commissione UE a cedere su qualche punto pur di togliersi di torno i fastidiosi ospiti.

Con in più il rischio di una dilagante emulazione da parte di tutte le  forze sovraniste che certamente entreranno in forze nel parlamento di Bruxelles.

BREXIT: negoziati ancora in alto mare. Ed ora? ultima modifica: 2019-05-20T12:15:21+02:00 da Gianluca Braguzzi
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