BREXIT: il PIL supporta Johnson…ma quanto è lunga la corda?

Il Premier britannico cavalca verso la BREXIT no deal (senza accordo con l’UE) e il dato odierno del Prodotto Interno Lordo pare dargli ragione.

Certamente dà ragione ai britannici che la BREXIT hanno votato, visto che il +1.3% di PIL inglese, Italia Germania e Francia se lo sognano.

Ma da qui in avanti una BREXIT con o senza accordo con l’UE non produrrà gli stessi effetti.

Il 31 ottobre si avvicina

Sono proprio i numeri britannici a dire chiaramente che tra le quattro grandi nazioni europee la GB, che è proprio quella che ha mantenuto la propria moneta nonché sovranità monetaria, a godere di migliore salute economica.

E, non a caso, quella che ha democraticamente deciso di dare un taglio all’esperienza comunitaria.

Premesso tutto ciò, una fuoriuscita dall’Unione senza accordi potrebbe rivelarsi catastrofica un po’ per tutte le parti coinvolte.

BREXIT: primo problema rimane la tutela dei lavoratori immigrati nel Regno Unito

Ciò che continua a non esserci per nulla chiaro è come mai Londra e Bruxelles trattino solo per un accordo complessivo senza invece suddividere la questione per step.

In fin dei conti il vero scoglio è, più o meno, una questione che riguarda i confini tra la due Irlanda.

Perché milioni di lavoratori immigrati in Gran Bretagna debbono vedere compromesso o comunque complicato il proprio futuro dall’incapacità di procedere per punti nel definire gli accordi?

Senza un accordo si rischia che chiunque di questi lavoratori, spesso qualificati e preziosi, esca dall’isola di Sua Maestà, anche solo per una vacanza, poi non vi possa rientrare se non come turista…

Siamo davvero all’assurdo!

Hard BREXIT: Johnson rischia grosso

E’ pure vero che il regno Unito “dispone” del Commonwealth e delle sue materie prime.

Così come il mantenimento della sterlina ha consentito di risanare al meglio il sistema bancario e a cascata favorito una migliore tenuta dell’economia.

E’ anche vero che la bilancia commerciale inglese verso l’UE è fortemente negativa…

Ma precisato tutto ciò un’ uscita senza accordo sarebbe comunque fortemente penalizzante per Londra.

Anche per l’isolamento doganale ma soprattutto politico che ne deriverebbe.

E per un Johnson che, parole sue, punta a portare la Gran Bretagna in cima al mondo non sarebbe il migliore viatico.

In fin dei conti la diplomazia dell’era moderna l’hanno inventata gli inglesi…o no?

 

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