BREXIT: il caos non paga e crea tensioni

Il prolungarsi dell’attesa per la definizione delle modalità della BREXIT con l’UE inizia a produrre i propri nefasti effetti.

Era inevitabile: l’incertezza non è mai amica delle Borse e, tanto meno, dell’economia.

Per le imprese avere riferimenti certi e precisi è tassello fondamentale per investire e definire strategie di sviluppo. In Gran Bretagna come ovunque peraltro.

Non mi unirò certamente a chi,sul fronte anti BREXIT,  cercherà di strumentalizzare questi dati… perché a sentire questi “economisti” da subito, nel post referendum, avremmo dovuto assistere alla catastrofe britannica.

E così non è stato, anzi, complessivamente l’economia britannica nel biennio post BREXIT ha viaggiato molto meglio di quella UE.

Trend ancora più significativo in quanto realizzato tra gli strali di chi ha accolto con forte negatività la volontà popolare.

E tra questi buona parte della stampa inglese.

Tabella principali dati macroeconomici britannici di giornata:

  GBP PIL (Annuale) 1,3% 1,8%
  GBP PIL (Mensile) -0,4% -0,1% -0,1%
  GBP Produzione industriale (Annuale) (Apr) -1,0% 1,0% 1,3%
  GBP Produzione industriale (Mensile) (Apr) -2,7% -0,7% 0,7%
  GBP Produzione manifatturiera (Annuale) (Apr) -0,8% 2,2% 2,6%
  GBP Produzione manifatturiera (Mensile) (Apr) -3,9% -1,1% 0,9%

 

Notiamo che il PIL annuale scende a +1.3% da +1.8% ma senza il parametro del consensus.

Tutti gli altri dati sono negativi. A conferma che per la Gran Bretagna questa fase di incertezza inizia ad essere un fardello.

E’ chiaro che il rischio di una hard BREXIT spaventa molte imprese che,prima di ogni altro tema, rischierebbero di trovare le dogane chiuse o comunque complicate sia per il personale che per le merci.

Già abbiamo constatato i danni e le preoccupazioni che è stata in grado di indurre  sulle Borse la guerra dei dazi “Trumpiana”.

Di una replica in salsa britannica se ne farebbe volentieri a meno.

Il post dimissioni di Theresa May

Il fatto è che tra i probabili successori di Theresa May prevalgono figure più propense ad una hard BREXIT che non pronte a trattare con l’UE.

E difficilmente Theresa May, dopo la formalizzazione delle sue dimissioni dal  vertice del partito conservatore, rinuncerà a dimettersi anche dal ruolo di Premier.

Anche le pressioni di Trump pare non abbiano sortito effetto.

Troppo forte la delusione per le divisioni interne al partito conservatore che non hanno consentito al parlamento di approvare il testo di mediazione che la stessa May aveva intonato con Bruxelles.

Si preannuncia una fase molto critica per Londra, da seguire con attenzione.

Il FTSE100 è quasi sempre indice maturo e spesso autoctono, in questa fase andrà monitorato con attenzione massima come possibile portatore di volatilità e movimenti inattesi.

Approfondimento

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