Brexit: bocciato anche il piano B?

Dopo la bocciatura della prima bozza che regola la Brexit, questa sera la premier inglese Theresa May presenterà al Parlamento la seconda versione. Con ogni probabilità destinata ad essere rigettata anch’essa.

L’appuntamento per stasera

L’appuntamento alla Camera dei Comuni, infatti, potrebbe vedere l’arrivo di un nuovo testo che modificherebbe i termini di quell’accordo chiuso nel 1998 e che permise di mettere la parola fine al secolare conflitto in Irlanda del Nord. Al centro del contendere, il cosiddetto backstop ovvero la nuova identità del confine dell’Irlanda del Nord una volta che Londra sarà uscita dall’Unione. Nello specifico la May vorrebbe confermare il confine aperto anche dopo l’addio all’Ue senza un accordo preciso che regoli definitivamente la questione.

Brexit: escludere l’Ue

Negoziare un piano alternativo direttamente con l’Irlanda significherebbe però bypassare l’Unione estrapolando il passaggio più criticato dell’accordo. Tutto ciò permetterebbe alla May di presentare un nuovo piano di uscita senza la parte più controversa. Ma anche in questo caso ci sarebbe l’opposizione di almeno un centinaio di deputati conservatori e una decina di unionisti nordirlandesi. Non solo, anche Dublino non si è detta disposta a presentarsi a colloqui bilaterali che di fatto estrometterebbero la volontà degli altri membri dell’Unione

La posizione dell’Ue sulla Brexit

Dal canto suo, inoltre l’Ue ha già fatto sapere che la parte riguardante l’Irlanda è un requisito indispensabile che deve essere presente nel testo e sul quale non i sono margini di trattative. Infatti, dopo le varie problematiche sorte nei giorni scorsi dopo la bocciatura della prima bozza, alcuni esponenti Ue, in primis Angela Merkel, avevano annunciato la possibilità di nuovi colloqui per alcune modifiche. Modifiche che avrebbero riguardato solo alcune parti nell’accordo. Evidentemente il backstop non sembra essere tra quelle.

Caos interno

Ma anche sul fronte politico interno alla stessa Camera dei Comuni le cose non sono affatto chiare. Tra gli emendamenti presentati ce ne sarebbe uno che permetterebbe ai deputati di riprendere il pieno controllo dell’intero processo con la possibilità di presentare un eventuale, secondo referendum. Unica certezza è che a differenza di quanto si pensava, più che il piano B vero e proprio, adesso l’attenzione è spostata sugli emendamenti e su quali riusciranno a passare. Saranno loro, infatti, a dare una potenziale svolta alla questione.

L’azzardo della May

Ci sarebbe, però, anche un’ultima carta da giocare: May potrebbe negoziare il sì a questa seconda versione in cambio di un suo addio anticipato dalla politica.

Al centro di tutto: la sterlina che dalla data del referendum inglese, il 23 giugno 2016, ha perso intorno al 14%. Attualmente il cambio GBP/USD orbita su 1,2850.

 

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