Brexit e Backstop: riaprono le trattative?

La Brexit? Potrebbe vedere un ritorno di fiamma dopo le ultime notizie di una possibile rinegoziazione dell’accordo sul backstop irlandese.

Il ritorno alle trattative

Questo, in sintesi, quello che riporta la stampa internazionale. Ma se così fosse allora avrebbero avuto ragione tutti quelli che, nei giorni scorsi, avevano scommesso su una soluzione positiva della Brexit e, quindi, sulla sterlina. La moneta inglese attualmente quota a 1,32 sul dollaro Usa e a 1,15 sull’ euro. Nelle scorse sedute, infatti, la moneta di Sua Maestà aveva visto un rafforzamento apparentemente inspiegabile. Anche perchè , come direbbe la May, sempre meglio un piano non perfetto piuttosto che uscire senza un accordo.

Cosa significa avere una uscita senza un accordo?

Ovviamente si parla di problemi su più fronti. Senza accordi, Londra dovrà applicare dei dazi, solitamente in media del 5%, verso tutte le merci importate, dazi che cambiano e non poco, da un settore all’altro. Lo stesso, ovviamente, si dovrà applicare anche per le merci che la Gran Bretagna esporta. Non solo, ma in molti altri casi, in pratica nella stragrande maggioranza, si dovrà anche rivedere e perfezionare gli accordi già stretti modificandoli alla nuova realtà dei fatti.

Rifare tutti gli accordi sulla Brexit?

Un percorso non certo facile e non certo breve se si pensa che i paesi coinvolti sono 163 nel mondo e i prodotti superano le 5mila voci. I tempi della diplomazia, soprattutto quando una delle due parti ha necessità urgenti di chiudere. Il problema è che nel caso degli accordi bilaterali post-hard Brexit, qualora avvenisse, non sarà coinvolto solo il governo, ma anche il Parlamento inglese. In questi casi si parla di qualcosa come 7 anni. Nel frattempo le merci saranno a prezzi maggiorati (a volte raddoppiati).

Quando ci saranno

Sì, perchè un ulteriore rischio è quello di avere, come è facile prevedere, difficoltà di approvvigionamento anche di medicine e generi alimentari. Il problema si pone soprattutto per quelli freschi. I rivenditori al dettaglio hanno fatto notare come, nel loro caso, sia obbligatorio avere un flusso costante di merce. Non solo, ma vista la difformità di regole igienico-sanitarie tra le nazioni, è facile presupporre che i controlli alle frontiere aumenteranno drasticamente. Soprattutto per quanto riguarda gli esami e i controlli. Numeri alla mano, si parla di un possibile taglio del 90% sugli arrivi di alimentari freschi.

Brexit e le conseguenze sul Pil

Un No Deal Brexit, porterebbe anche un drastico crollo del Prodotto interno lordo nazionale. Nel giro di 15 anni si vedrebbe una flessione di oltre il 10,7% rispetto ad una eventuale (ormai quasi impossibile) permanenza nell’ Unione. Un panorama troppo fosco e catastrofico per poter permettere che accada. Da qui le speranze sempre più forti di una soluzione

 

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