Brexit: ancora problemi per Londra

Brexit, un’odissea senza fine. Dopo il no storico (anche per il numero di voti contrari) incassato dal governo May è arrivata la fiducia del Parlamento. Ma quest’ultimo atto potrebbe non essere quello decisivo.

Allungare i tempi è un boomerang?

Infatti il premier inglese Theresa May pensava di incassare la fiducia (come accaduto) per poter allungare i tempi del divorzio da Bruxelles e poi tornare in Europa a negoziare un nuovo accordo. Estendere la scadenza della Brexit sembra essere la soluzione che, al momento, troverebbe la maggioranza dei consensi anche all’interno del parlamento inglese. Ma farlo potrebbe causare problemi importanti con le elezioni europee in arrivo.

Il paradosso

Tecnicamente il Regno Unito dovrebbe separarsi ufficialmente dall’Unione Europea il 29 marzo di quest’anno. Sempre in teoria il Regno Unito potrebbe però cambiare il corso degli eventi. A rigor di legge Londra potrebbe chiedere autonomamente una proroga sui tempi che a sua volta potrebbe essere accettata dall’Unione Europea. Questa sarebbe l’unica via di uscita per evitare complicazioni e salti nel buio per entrambe le parti. Ma non è così. Il motivo? Il 23 e il 26 maggio ci saranno le elezioni europee. Il rischio è che Londra, per quel periodo, possa ancora far parte dell’Unione. Ecco il rischio di un paradosso: un paese dell’Unione che, pur facendone parte, non sa se di fatto può eleggere o meno dei rappresentanti.

Le quote dei deputati e la Brexit

Da qui un’altra domanda: le quote dei rappresentanti del Regno Unito, che sono già state assegnate ad altri paesi, dovranno essere occupate dai deputati eletti in queste altre nazioni? E con che tempi? Da a quando? Teoricamente la Gran Bretagna sarebbe ancora membro Ue. E per giunta non avrebbe nessuna certezza di uscire. Infatti Londra, secondo alcune interpretazioni dell’articolo 50 potrebbe unilateralmente revocare l’intero processo di addio anche senza l’approvazione dei membri di Bruxelles. Una tesi, questa, che i giuristi filoeuropeisti respingono.

Elezioni inutili e costose

Non solo, ma ci sarebbero anche altri costi. Londra, infatti, si troverebbe costretta a dover eleggere (con tempi contingentati) i rappresentanti per un’Unione dalla quale sa già di dover uscire. Come se ciò non bastasse si parla di un processo costoso per eleggere deputati che decadranno di lì a breve.

Ma al di là della tempistica il premier Theresa May sta lavorando alla nuova bozza dell’accordo. Il parlamento, infatti, ha obbligato il governo a dover presentare un nuovo testo in caso di bocciatura di quello respinto. Ma allo stato attuale delle cose i margini su cui lavorare e che mettano d’accordo inglesi ed europei, sono strettissimi.

 

 

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