BCE divide le banche in fasce di merito

A proposito della BCE, sono lontani i tempi in cui tra operatori di mercato ci si scandalizzava per le escursioni di prezzo del Banco di Roma visto che ai più era noto come fosse a patrimonio netto negativo.

Tempi lontani in cui i parametri erano inossidabili e dove il monte crediti aveva una correlazione stretta con la raccolta reale e nulla più.

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Gli effetti della deregulation

Andiamo per semplificazione.

Poi venne Bush Jr che tra una guerra e l’altra pensò bene che per rilanciare ulteriormente l’economia americana fosse opportuno togliere alle banche ogni vincolo.
Ben presto scopiazzato dai vertici europei e non solo…

La cosiddetta deregulation.

Di fatto rendendo le banche libere di creare denaro in proprio, denaro da nuovamente concedere a credito mettendo a garanzia i crediti precedenti.

E così via in un circolo esponenziale teoricamente senza limiti.

Anzi nel tempo concedendo la possibilità di mettere a leva cartolarizzazioni e Co.

Poi venne la crisi sub-prime

La logica conseguenza di questa fase di crescita esponenziale ma scollegata alle più basilari regole di buonsenso fu la perdita del contatto con la realtà e soprattutto col merito creditizio.

Risultato: la crisi storica già passata alla storia come crisi dei sub-prime.

Ovvero mutui e crediti concessi senza garanzie adeguate e su cui comunque si è continuato a costruire denaro.

BCE :ritorno al passato?

Per dare di nuovo un futuro al sistema bancario spossato dai sub-prime nel suo insieme, la BCE (così come le altre banche centrali) ha cercato di stringere nuovamente l’universo banche all’interno di regole e limiti dovuti.

Ovviamente pensare d’emblée di poter ripristinare le vecchie logiche ante deregulation era assolutamente impossibile.

Tutte le grandi banche negli anni si sono fatte attrarre dalla possibilità o meglio dal miraggio di una crescita senza limiti.

O forse sarebbe meglio dire che l’attrazione l’hanno avuta i top manager remunerati con percentuali milionarie sul giro d’affari complessivo.

Fatto sta che il massimo che la BCE ha potuto pretendere in questi anni è stato un graduale rientro entro parametri di solvibilità.

Banche risanate?

Le banche sono dunque risanate? Decisamente no!

Stando ai parametri con cui si sbeffeggiava Banco di Roma ai tempi, le banche sono e restano decotte.

Ma da allora sono nati il QE e tanti mezzi di sostegno monetario centralizzato (LTRO ecc.) per cui di fatto dopo Lehman Brothers si è evidentemente capito che ripetere l’ ”impresa” lasciando fallire qualche altra grande banca potrebbe portare a una sorta di non ritorno del sistema.

Ecco perché fa piacere che seppur con parametri molto riadattati ad oggi nella top class delle banche europee figurino due banche italiane come Unicredit e Banca Intesa.

Certo sono coperte al 70%  ma è già moltissimo rispetto a qualche anno fa ed è molto di più di tanti altri competitors europei.

E in più sono scadenziati gli ulteriori step di copertura dei No Profit Loan (NPL)

Molti dei competitors europei sono posizionati in quella terza fascia che ospita MPS.
A questi la BCE concederà transitoriamente parametri più bassi e tempi più lunghi per ulteriori rientri delle coperture.

Un cammino lungo ma almeno si è iniziato…

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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